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V canto

3 Dic

Scrivere il testo, che dovrà essere poi recitato da un noto attore (comico oppure no) di cui siete gli autori, di una libera, si fa per dire, interpretazione del V Canto dell’Inferno (in allegato). Il testo dovrà essere recitato in teatro.

Complesso dei vincoli: il testo per certi aspetti deve avere il carattere di un racconto. Descrizione debordante, cinematografica, i nomi dei personaggi non sono ben “citati” – usate sempre delle perifrasi, dei nomi alterati o dei nomignoli –, mantenete un linguaggio appropriato che scade più di una volta nel dialetto (qualsiasi vogliate voi), rendete evidente che il protagonista non abbia ben capito l’espressione “la ragione sottomettono al talento” ma con disinvoltura ne restituisca un’interpretazione personale, fategli esaltare la condizione di amanti infelici (vera climax del lavoro) senza che si esima dal valutare corretto il gesto dell’assassino. Non utilizzate mai la parola “amore”. Massimo numero di parole: 831.

Qui le prove degli allievi del corso per redattori editoriali di Oblique edizione ott-dic 2006.

Una piccola radio straordinaria

12 Ott

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Il famoso racconto di John Cheever, Una radio straordinaria, condensato in 60 parole.

In treno con Cassola

6 Ago

Una volta seduto, Mansani si allentò la sciarpa, per­ché la lana gli dava prurito al mento; si sfilò i guanti, buttò indietro il cappello, e tirò fuori il pacchetto di Macedonia dalla tasca interna della giacca. La prima sigaretta della giornata: la migliore. L’accese, l’aspi­rò profondamente, e ricacciò il fumo dalla bocca e dal naso.

La carrozza era semivuota, ma si sarebbe riempita strada facendo. Erano sei mesi che partiva a quell’ora, e i viaggiatori abituali li conosceva tutti. Operai per la maggior parte; qualche studente, qualche altro im­piegato. Il giovedì viaggiava anche gente di campa­gna, contadini, fattori: e quelli che salivano a San Vin­cenzo, non trovavano più da sedere.

Mansani si levò il cappello, appoggiò la testa alla spalliera e chiuse gli occhi. Un minuto dopo, s’era as­sopito. Aprì gli occhi quando il treno si mosse; cam­biò posizione e si riaddormentò.

Si svegliò passato Vignale. Il sole s’era appena le­vato; il cielo appariva sgombro. Mansani si stirò: gli faceva piacere che fosse una bella giornata, anche se lui l’avrebbe passata chiuso in ufficio. Si levò l’imper­meabile e lo pose sulla reticella. Il cappello lo lasciò invece sul sedile davanti, per tenere il posto a France­schino.

Carlo Cassola, da Una relazione, Testo base (196 parole)