8 Gen

C: riscriverlo senza usare la lettera o;

10 Risposte to “”

  1. anonimo 8 gennaio 2009 a 10:12 #

    Munte le vacche, del latte stilla fin alla tanica. In tale maniera si nutre nella sua tana il serpente. Appena alzata la tanica per il letame, il grande rettile di due metri eleva la testa ed emette una musica infernale. La terra è trascinata decisa dalle sue spire, simili a una ramazza. Il padre di mia madre rimane inerte e anche il serpente. Quindi prende un arnese e prepara la carica. Un’unica fulminea randellata sventra la bestia. E il serpente emette una spruzzata di latte e sangue talmente ampia da investirgli la testa e da fargli saltar via la paglietta.

    Alessandro De Santis

  2. anonimo 8 gennaio 2009 a 13:02 #

    Se si mungeva le vacche, il latte che eccedeva fuggiva in minuti rivi biancastri che, nel seguire la stessa via del canale di chiavica, slittavan dritti nella tubatura celata dalla tanica. Il serpente si nutriva dunque di latte, nel bere i caldi, ricchi residui defluiti direttamente nella sua tana. Nell’istante in cui il padre del padre fece per rigirare il recipiente, per metterci letame di qualità fresca, il rettile – pingue, due metri di lunghezza – mise dritta la testa per cacciare sibili infernali, mentre la sua estremità, pesante, batté per terra: la stessa veemente sferzata di una ramazza. Il padre del padre rimase di pietra – il serpente rimase di pietra. Il padre del padre fece per avvicinare le mani agli attrezzi – il serpente ritrasse la testa per prepararsi alla battaglia. Presa la vanga, il padre del padre fu un fulmine, e grazie ad un’unica stangata divise la bestia in due parti: la sua carne divelta emise una densa spruzzata di latte e sangue, simile ad un frangente, che l’investì sulla testa e gli fece schizzare via la paglietta.

    Paolo Grassi

  3. anonimo 8 gennaio 2009 a 18:21 #

    Il dì che si tirava il latte alle vacche, il liquame fuggiva via in minuti fiumi biancastri che, giù per la canaletta, scendevan al di qua della parte bassa della tanica. Il serpente perpetuava nell’accrescersi grazie ai tanti e caldi residui che finivan direttamente nella sua tana. Il dì che il padre di papà rigirava il recipiente per metterci il fertilizzante, il rettile – grande e di due metri di lunghezza – drizzava la testa e fischiava in una maniera infernale: la sua estremità, pesante, picchiava la terra simile a una ramazza. Il padre di papà restava dunque di pietra – il serpente pure. Il padre di papà si allungava sugli attrezzi: si preparava ad attaccare. Il padre di papà – la vanga rapida, simile a un fulmine – sfasciava la bestia in due parti: la sua parte alta, divelta, emetteva una schizzata di latte e sangue simile a frangente del mare, che frustava il padre di papà sulla testa e gli faceva perdere la berretta.

    Laura Oliva

  4. anonimo 8 gennaio 2009 a 23:00 #

    Il latte che si versava durante la mungitura delle vacche, in lunghe strisce, curve e biancastre, andava a finire nella tana del serpente. Lì la bestia s’era nutrita e pasciuta dei caldi e ricchi residui lattei da diventare un pingue rettile di quasi due metri di lunghezza. Alla vista del rivale, che armeggiava per cambiare le sementi dal recipiente, estese la testa ed emise un segnale, quasi una minaccia infernale: l’estremità dell’animale diede una frustata per terra. Quindi tra i due avversari scese la paura che li mise entrambi in stasi. Ma invece era un’esca. Dalla rastrelliera a parete venne staccata una vanga che finì fulminea in testa alla bestia. Squartata a metà, divisa in parti uguali, la forma trinciata si mise a sprizzare e schizzare a destra e manca. Tutti quegli zampilli ematici e lattei, finiti però in testa al vincente, fecero sì che gli partì la berretta.

    Francesco Verso

  5. anonimo 13 gennaio 2009 a 21:51 #

    Successe durante la mungitura delle vacche. In quel frangente il latte schizzava dalle mammelle a terra, e un rettile si nutriva grazie ai caldi residui nella sua tana camuffata nella parte bassa di una tanica. Successe che la tanica venne alzata (per una certa faccenda), e il serpente, una grande e lunga bestia, emise indefinibili e infernali segnali. L’animale e l’umana figura a studiarsi. Finché una vanga (simile a un fulmine) ruppe in due la bestia: latte e sangue si sparse in faccia e sulla testa del parente che visse questa avventura.

    Virginia Vitelli

  6. anonimo 19 gennaio 2009 a 15:48 #

    Il latte che cadeva durante la mungitura delle vacche s’incanalava in esili ruscelletti biancastri diretti alla base della tanica per stillare infine giù per i tubi. Era lì che la serpe aveva la sua tana, e si era nutrita di quei caldi residui per tutti questi mesi. Lui aveva appena ribaltata la tanica per metterci il letame, e la bestia – grassa, lunga due metri –, drizzata che ebbe la testa, emise un segnale di minaccia e sbatté a terra energicamente l’altra estremità. Lui rimase inerte – la serpe rimase inerte. Lui tese le dita per afferrare la vanga che era nei pressi: la bestia fu tranciata in due parti da un micidiale fendente e dagli squarci nella carne eruppe un geyser di latte e sangue di una furia tale da lasciargli nuda la testa.

  7. anonimo 19 gennaio 2009 a 15:49 #

    Il latte che cadeva durante la mungitura delle vacche s’incanalava in esili ruscelletti biancastri diretti alla base della tanica per stillare infine giù per i tubi. Era lì che la serpe aveva la sua tana, e si era nutrita di quei caldi residui per tutti questi mesi. Lui aveva appena ribaltata la tanica per metterci il letame, e la bestia – grassa, lunga due metri –, drizzata che ebbe la testa, emise un segnale di minaccia e sbatté a terra energicamente l’altra estremità. Lui rimase inerte – la serpe rimase inerte. Lui tese le dita per afferrare la vanga che era nei pressi: la bestia fu tranciata in due parti da un micidiale fendente e dagli squarci nella carne eruppe un geyser di latte e sangue di una furia tale da lasciargli nuda la testa.
    Vittorio Tavini

  8. anonimo 20 gennaio 2009 a 22:51 #

    Durante la mungitura, il latte scende e fugge nella buca delle acque nere in timide curve biancastre, per finire alla base della tanica. Il serpente se ne nutre dalla sua tana. Il padre di mia madre prende il recipiente per metterci del letame, e lì il rettile – di più di due metri – decide di drizzare la testa e di fischiare: l’estremità squamata, pesante, sferza la terra. Il padre di mia madre si paralizza, e il serpente anche. La destra, prima lenta, scende rapida agli attrezzi per prepararsi ad attaccare. Fulminea, netta, la vanga divide in due la bestia: dalla metà amputata il rettile emette una spruzzata di latte e sangue, che investe la testa del padre di mia madre bruscamente, finalmente libera nella luce.

    Giorgia Meliffi

  9. anonimo 21 gennaio 2009 a 11:02 #

    Munte le vacche, il latte in più finiva nella parte esterna della tanica, direttamente nella tana del serpente.
    Appena il padre di papà prese il recipiente per metterci il fertilizzante, il rettile – di una lunghezza di due metri – mise dritta la testa ed emise una fischiata infernale: l’estremità, pesante, batté a terra alla stregua di una ramazza. Il padre di papà si trattenne – il serpente si trattenne. Il padre di papà prese gli attrezzi per prepararsi alla battaglia. Alla stregua di un fulmine il padre di papà tramite una stangata di vanga divise la bestia in due parti: la ferita emise una marea di latte piena di sangue, che investì il padre di papà sulla testa, e la paglia cadde.

    Moira Mattioli

  10. anonimo 26 gennaio 2009 a 12:52 #

    Munte le vacche, il latte strisciava in linee biancastre che slittavano direttamente nella tana del serpente. Il serpente dunque beveva il latte. Appena il papà di papà alza il recipiente per metterci la pappa dei maiali, il pingue rettile solleva la testa e sibila alla maniera infernale battendo veementemente la sua parte terminale per terra. Il papà di papà e il serpente pietrificati. Il papà di papà parte per gli attrezzi e si prepara alla battaglia. Il papà di papà fulmineamente e grazie alla vanga sfascia la bestia in due parti. Dalle membra divelte del rettile schizza una scia di latte rutilante che investe la testa del papà di papà e gli fa volare il panama.
    Carla Cassiano

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