23 Mag

Metamorfosi del testo
 
Nei commenti sono riportate molte differenti traduzioni dei primi tre capoversi della famosa Metamorfosi di Kafka. La traduzione oltre ad essere un fantastico esercizio di stile mostra: il tempo, il traduttore, la casa editrice, l’evoluzione della lingua.

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23 Risposte to “”

  1. anonimo 23 Mag 2008 a 15:34 #

    Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e sollevando un poco il capo poteva vedere la sua pancia convessa, color marrone, suddivisa in grosse scaglie ricurve; sulla cima la coperta, pronta a scivolar via, si reggeva appena. Le sue numerose zampe, pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni, gli tremolavano disperate davanti agli occhi.

    « Che cosa mi è successo?», pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza – sia pure piccola – per esseri umani, era tranquillamente richiusa tra le quattro pareti così familiari. Sopra al tavolo, sul quale era sparso un campionario di stoffe – Samsa era un commesso viaggiatore – era appesa la figura che aveva recentemente ritagliato da un giornale illustrato e sistemato in una bella cornice dorata. Rappresentava una signora seduta tutta impettita con un cappellino e un boa di pelliccia, che ostentava a chi la guardasse un ampio manicotto nel quale scomparivano i suoi avambracci.

    Lo sguardo di Gregor si rivolse poi alla finestra e il cattivo tempo – si udiva la pioggia picchiettare sulle parti metalliche della finestra – lo rattristò completamente. « Che accadrebbe se continuassi a dormire un altro po’ dimenticando queste sciocchezze?», pensò, ma non era proprio fattibile perché era abituato a dormire sul fianco destro e nelle condizioni in cui si trovava non poteva assumere quella posizione. Per quanto si sforzasse di buttarsi verso destra ripiombava sempre nella posizione supina. Ci provò un centinaio di volte, chiuse gli occhi per non vedere le zampe annaspanti, e rinunciò solo quando cominciò a sentire sul fianco un dolorino sordo, mai provato prima d’allora.

    Frank Kafka, La metamorfosi,Newton & Compton editori (collana Classici BEN), 1996.
    Traduzione di Luigi Coppé e Giulio Rao.

  2. anonimo 23 Mag 2008 a 15:37 #

    Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e sollevando un poco il capo poteva vedere la sua pancia convessa, color marrone, suddivisa in grosse scaglie ricurve; sulla cima la coperta, pronta a scivolar via, si reggeva appena. Le sue numerose zampe, pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni, gli tremolavano disperate davanti agli occhi.

    « Che cosa mi è successo?», pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza – sia pure piccola – per esseri umani, era tranquillamente richiusa tra le quattro pareti così familiari. Sopra al tavolo, sul quale era sparso un campionario di stoffe – Samsa era un commesso viaggiatore – era appesa la figura che aveva recentemente ritagliato da un giornale illustrato e sistemato in una bella cornice dorata. Rappresentava una signora seduta tutta impettita con un cappellino e un boa di pelliccia, che ostentava a chi la guardasse un ampio manicotto nel quale scomparivano i suoi avambracci.

    Lo sguardo di Gregor si rivolse poi alla finestra e il cattivo tempo – si udiva la pioggia picchiettare sulle parti metalliche della finestra – lo rattristò completamente. « Che accadrebbe se continuassi a dormire un altro po’ dimenticando queste sciocchezze?», pensò, ma non era proprio fattibile perché era abituato a dormire sul fianco destro e nelle condizioni in cui si trovava non poteva assumere quella posizione. Per quanto si sforzasse di buttarsi verso destra ripiombava sempre nella posizione supina. Ci provò un centinaio di volte, chiuse gli occhi per non vedere le zampe annaspanti, e rinunciò solo quando cominciò a sentire sul fianco un dolorino sordo, mai provato prima d’allora.

    Frank Kafka, La metamorfosi,Newton & Compton editori (collana Classici BEN), 1996.
    Traduzione di Luigi Coppé e Giulio Rao.

    Azzurra Carnesi

  3. anonimo 24 Mag 2008 a 00:33 #

    Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante.
    «Che cosa mi è capitato?» pensò. Non stava sognando. La sua camera, una normale camera d’abitazione, anche se un po’ piccola, gli appariva in luce quieta, fra le quattro ben note pareti. Sopra al tavolo, sul quale era sparpagliato un campionario di telerie svolto da un pacco (Samsa faceva il commesso viaggiatore), stava appesa un’illustrazione che aveva ritagliata qualche giorno prima da un giornale, montandola poi in una graziosa cornice dorata. Rappresentava una signora con un cappello e un boa di pelliccia, che, seduta ben ritta, sollevava verso gli astanti un grosso manicotto, nascondendovi dentro l’intero avambraccio.
    Gregor girò gli occhi verso la finestra, e al vedere il brutto tempo – si udivano le gocce di pioggia battere sulla lamiera del davanzale – si sentì invadere dalla malinconia. «E se cercassi di dimenticare queste stravaganze facendo un’altra dormitina?» pensò, ma non potè mandare ad effetto il suo proposito: era abituato a dormire sul fianco destro, e nello stato attuale gli era impossibile assumere tale posizione. Per quanta forza mettesse nel girarsi sul fianco, ogni volta ripiombava indietro supino. Tentò almeno cento volte, chiudendo gli occhi per non vedere quelle gambette divincolantisi, e a un certo punto smise perché un dolore leggero, sordo, mai provato prima cominciò a pungergli il fianco.

    Franz Kafka, La metamorfosi, Garzanti (I ediz. 1974), 1993, traduzione di Emilio Castellani.

  4. anonimo 24 Mag 2008 a 14:35 #

    Quando Gregor Samsa una mattina nel suo letto si svegliò da sogni inquieti, si ritrovò trasformato in un immane insetto. Era steso sul dorso, duro come una corazza, e levando un poco la testa scorgeva, diviso da nervature arcuate, il suo ventre bruno e prominente in cima al quale la coperta, ormai in procinto di scivolare a terra, si reggeva appena. Le numerose zampette, desolatamente esili se paragonate alla sua mole, gli oscillavano impotenti davanti agli occhi.
    « Cosa mi è successo? » pensò. Non era un sogno. La sua camera, una vera camera da esseri umani, anche se un po’ troppo piccola, stava silenziosa tra le quattro consuete pareti. Al di sopra del tavolo, sul quale si trovava aperto un campionario di stoffe – Samsa faceva il commesso viaggiatore – era appesa l’immagine che aveva di recente ritagliato da una rivista illustrata e montato in una bella cornice dorata. Raffigurava una signora munita di boa e cappello, entrambi in pelliccia, che stava seduta ben ritta e protendeva verso l’osservatore un pesante manicotto, anch’esso in pelliccia, in cui scompariva quasi del tutto il suo avambraccio.
    Lo sguardo di Gregor si volse poi verso la finestra e il tempo – gocce di pioggia picchiettavano sul davanzale di lamiera – lo rese profondamente melanconico. « E se dormissi ancora un po’ e dimenticassi tutte queste sciocchezze? » pensò; si trattava però di un proposito del tutto irrealizzabile perché era abituato a dormire sul fianco destro e nel suo stato attuale in quella posizione non riusciva a sistemarsi. Per quanto si sforzasse di girarsi, ogni volta oscillava e ricadeva sul dorso. Ci provò forse un centinaio di volte, chiudendo gli occhi per non vedere le zampette dimenarsi, e smise solo quando iniziò ad avvertire a un fianco un dolore leggero, sordo, mai provato prima.

    Franz Kafka, La metamorfosi, Einaudi (ET Classici), 2008. Traduzione di Enrico Ganni.

  5. anonimo 24 Mag 2008 a 15:17 #

    un errore di battitura! naturalmente è Franz, non Frank Kafka!!
    Azzurra Carnesi

  6. anonimo 24 Mag 2008 a 18:38 #

    Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto. Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo, scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da indurimenti arcuati, sulla cui sommità la coperta, sul punto di scivolare del tutto, si tratteneva ancora a stento. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli tremolavano incerte dinanzi agli occhi.
    “Cosa mi è successo?” pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza da essere umano, soltanto un po’ piccola, stava tranquilla fra le quattro familiari pareti. Sopra il tavolo – sul quale, tolto dalla sua valigetta, era sparso un campionario di tessuti (Samsa era commesso viaggiatore) – era appeso un ritratto che di recente egli aveva ritagliato da una rivista illustrata e messo in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora che, in cappello e stola di pelliccia, sedeva eretta e tendeva all’osservatore un pesante manicotto di pelliccia in cui era scomparso l’intero avambraccio.
    Lo sguardo di Gregor si volse poi alla finestra, e il cattivo tempo – si sentivano le gocce di pioggia battere sul davanzale – lo immalinconì. “Forse sarebbe meglio ch’io dormissi ancora un poco e dimenticassi tutte queste sciocchezze,” pensò, ma era un proposito irrealizzabile, perché era abituato a dormire sul fianco destro, e nel suo stato attuale non riusciva a mettersi in quella posizione. Sebbene si gettasse con tutta la sua forza sul lato destro, ricadeva sempre, dondolando, sul dorso. Provò infinite volte, chiuse gli occhi per non vedere il dimenarsi delle zampe e desisté solo quando cominciò ad avvertire nel fianco un dolore mai sentito, leggero e sordo.

    Frank Kafka, La metamorfosi, Feltrinelli, 1993, traduzione di Andreina Lavagetto

  7. anonimo 24 Mag 2008 a 18:40 #

    deve esserci un virus che gira: anch’io Frank invece di Franz.
    scusate
    rachele

  8. anonimo 26 Mag 2008 a 16:22 #

    Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale.
    «Che cosa mi è accaduto?», si domandò. Non stava affatto sognando. La sua stanza, una normale stanza per esseri umani, anche se un po’ troppo piccola, era sempre lì quieta fra le quattro ben note pareti. Al di sopra del tavolo, dove era spiegato alla rinfusa un campionario di tele appena tolte di valigia (Samsa faceva il commesso viaggiatore), stava appesa un’illustrazione che egli aveva ritagliata qualche giorno prima da una rivista illustrata e poi aveva messa in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora con un cappellino e un boa di pelliccia che, seduta con le spalle ben dritte, tendeva ai presenti un pesante manicotto in cui il suo avambraccio era interamente scomparso.
    Gregor volse lo sguardo verso la finestra, e la vista del brutto tempo (si udiva il ticchettìo della pioggia sulla lamiera del davanzale) lo riempì di malinconia. «E se dormissi ancora un po’ e cercassi di dimenticare tutte queste sciocchezze?», pensò; ma il suo proposito era assolutamente inattuabile: egli era infatti abituato a riposare sul fianco destro, ma nello stato attuale gli era impossibile assumere quella posizione. Per quanti sforzi facesse per girarsi sul fianco, ricadeva ogni volta indietro supino. Ci provò almeno un centinaio di volte, tenendo gli occhi chiusi per risparmiare la vista delle sue zampette sgambettanti, e smise soltanto allorché cominciò ad avvertire nel fianco una fitta leggera, sorda, mai provata in passato.

    Kafka, La metamorfosi, BUR, ristampa 2007 (la traduzione è della prima edizione BUR 1995), traduzione di Giulio Schiavoni

    -Chiara-

  9. anonimo 6 giugno 2008 a 16:38 #

    Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi. Cosa m’è avvenuto? Pensò. Non era un sogno. La sua camera, una stanzetta di giuste proporzioni, soltanto un po’ piccola, se ne stava tranquilla fra le quattro ben note pareti. Sulla tavola, un campionario disfatto di tessuti ‒ Samsa era commesso viaggiatore ‒ e sopra, appeso alla parete, un ritratto, ritagliato da lui ‒ non era molto ‒ da una rivista illustrata e messo dentro una bella cornice dorata: raffigurava una donna seduta, ma ben dritta sul busto, con un berretto e un boa di pelliccia; essa levava incontro a chi guardava un pesante manicotto, in cui scompariva tutto l’avambraccio. Lo sguardo di Gregorio si rivolse allora verso la finestra, e il cielo fosco (si sentivano battere le gocce di pioggia sullo zinco della finestra) lo immalinconì completamente. Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia? Pensò; ma ciò era assolutamente impossibile, perché Gregorio era abituato a dormire sulla destra, ma non poteva, nelle sue attuali condizioni, mettersi in quella posizione. Per quanto si gettasse con tutta la sua forza da quella parte, tornava sempre oscillando sul dorso: provò per cento volte, chiuse gli occhi per non veder le sue zampine dimenanti, e rinunciò soltanto quando cominciò a sentire nel fianco un dolore sottile e sordo, ancora non mai provato.

    Oscar scrittori moderni Mondadori, Tutti i racconti, Franz Kafka. Traduzione di Rodolfo Paoli.

    LT

  10. luccone 8 febbraio 2009 a 15:50 #

    One morning, as Gregor Samsa was waking up from anxious dreams, he discovered that in bed he had been changed into a monstrous verminous bug. He lay on his armour-hard back and saw, as he lifted his head up a little, his brown, arched abdomen divided up into rigid bow-like sections. From this height the blanket, just about ready to slide off completely, could hardly stay in place. His numerous legs, pitifully thin in comparison to the rest of his circumference, flickered helplessly before his eyes.
    “What’s happened to me,” he thought. It was no dream. His room, a proper room for a human being, only somewhat too small, lay quietly between the four well-known walls. Above the table, on which an unpacked collection of sample cloth goods was spread out—Samsa was a travelling salesman—hung the picture which he had cut out of an illustrated magazine a little while ago and set in a pretty gilt frame. It was a picture of a woman with a fur hat and a fur boa. She sat erect there, lifting up in the direction of the viewer a solid fur muff into which her entire forearm had disappeared.
    Gregor’s glance then turned to the window. The dreary weather—the rain drops were falling audibly down on the metal window ledge—made him quite melancholy. “Why don’t I keep sleeping for a little while longer and forget all this foolishness,” he thought. But this was entirely impractical, for he was used to sleeping on his right side, and in his present state he could not get himself into this position. No matter how hard he threw himself onto his right side, he always rolled onto his back again. He must have tried it a hundred times, closing his eyes so that he would not have to see the wriggling legs, and gave up only when he began to feel a light, dull pain in his side which he had never felt before.

  11. luccone 8 febbraio 2009 a 15:51 #

    As Gregor Samsa awoke one morning from uneasy dreams he found himself transformed in his bed into a gigantic insect. He was lying on his hard, as it were armor-plated, back and when he lifted his head a little he could see his domelike brown belly divided into stiff arched segments on top of which the bed quilt could hardly stay in place and was about to slide off completely. His numerous legs, which were pitifully thin compared to the rest of his bulk, waved helplessly before his eyes.

    (versione inglese che lesse Nabokov)

  12. anonimo 4 marzo 2009 a 21:28 #

    Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni inquieti, si ritrovò nel suo letto trasformato in un enorme insetto. Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo, scorgeva il proprio ventre convesso, color marrone, diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima al quale la coperta, ormai in procinto di scivolare a terra, si reggeva appena. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli si agitavano davanti agli occhi.

    “Cosa mi è successo?” pensò. Non era un sogno. La sua camera, una normale camera di giuste proporzioni, soltanto un po’ piccola, se ne stava tranquilla fra le quattro ben note pareti. Sopra il tavolo, sul quale era sparso un campionario di stoffe – Samsa era un commesso viaggiatore – era appesa l’immagine che aveva di recente ritagliato da un giornale, e sistemato in una bella cornice dorata. Raffigurava una signora con un cappellino e un boa di pelliccia che, seduta tutta impettita, tendeva all’osservatore un pesante manicotto, anch’esso di pelliccia, in cui scompariva del tutto l’avambraccio.

    Gregor volse lo sguardo verso la finestra, e la vista del brutto tempo – si sentivano le gocce di pioggia battere sul davanzale – lo riempì di malinconia. “E se dormissi ancora un po’ e cercassi di dimenticare tutte queste sciocchezze?” pensò; ma ciò era assolutamente impossibile, perchè era abituato a dormire sul fianco destro ma non poteva, nelle sue attuali condizioni, mettersi in quella posizione. Per quanto si sforzasse di girarsi, ogni volta oscillava e ricadeva sul dorso. Ci provò forse un centinaio di volte, chiudendo gli occhi per non vedere le zampette dimenarsi, e rinunciò solo quando cominciò a sentire sul fianco un dolore leggero, sordo, mai provato prima.

    Eleonora Imparato

  13. anonimo 4 marzo 2009 a 23:48 #

    Una mattina nel suo letto Gregor Samsa, risvegliandosi da sonni inquieti, scoprì di essersi trasformato in un enorme insetto disgustoso. Era sdraiato sul suo dorso corazzato e alzando appena il capo notò che il suo addome scuro era diviso in rigide sezioni arcuate. Da quell’altezza la coperta poteva a stento rimanere in equilibrio ed era quindi prossima a scivolare giù completamente. Aveva numerose zampe, miseramente sottili se comparate con il resto del corpo, che si agitavano impotenti di fronte ai suoi occhi.
    “Che cosa mi è successo?” pensò. Non stava sognando. La sua stanza, adatta ad un essere umano, forse un po’ troppo piccola, era in silenzio tra le quattro mura a lui familiari. Al di sopra del tavolo sul quale giaceva disordinatamente un campionario di vestiti non imballati – Samsa era un commesso viaggiatore – si vedeva appesa un’immagine che lui stesso aveva ritagliato non molto tempo prima da una rivista e racchiuso in una graziosa cornice dorata. Si trattava dell’immagine di una donna seduta in posizione eretta con un colbacco ed un boa di pelliccia mentre sollevava verso chi l’aveva ritratta un manicotto di pelo folto che nascondeva per intero il suo avambraccio. Lo sguardo di Gregor si rivolse quindi alla finestra. Quel tempo uggioso – gocce di pioggia cadevano rumorose sul davanzale metallico della finestra – lo rese alquanto malinconico. “Sarà meglio dormire ancora un po’ e dimenticare tutta questa assurdità,” pensò, ma il suo desiderio era del tutto impraticabile vista la sua abitudine a dormire sul fianco destro; la sua attuale situazione gli impediva di mettersi in quella posizione. Non importava quanti sforzi facesse per girarsi sul fianco destro, quel corpo nemico rotolava continuamente sul dorso. Ci provò un centinaio di volte, chiudendo gli occhi in modo da non dover vedere quelle zampe che si contorcevano, e smise solo quando cominciò a sentire sul fianco un leggero dolore che non aveva mai provato prima.

    Isabella Guido

  14. anonimo 5 marzo 2009 a 10:07 #

    La Metamorfosi

    Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina turbato da brutti sogni, si ritrovò nel suo letto trasformato in un mostruoso insetto. Era steso sul dorso, duro come una corazza, e se alzava un po’ la testa poteva vedere la sua pancia marrone ricurva/arrotondata segnata da segmenti/spicchi/parti ondulati sulla quale era appoggiata la coperta che stava per scivolare/cadere. Le fitte zampette, troppo sottili rispetto al resto del corpo, annaspavano impotenti sotto i suoi occhi.
    « Che cosa mi è successo?», pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza umana, anche se piccolina, era modestamente richiusa/riparata tra le quattro mura di casa. Sopra al tavolo, sul quale era sparso un campionario di stoffe – Samsa era un commesso viaggiatore – era appesa la figura che aveva recentemente ritagliato da un giornale illustrato e sistemato in una bella cornice dorata. Rappresentava una signora seduta tutta impettita con un cappellino e un boa di pelliccia, che ostentava a chi la guardasse un ampio manicotto nel quale scomparivano i suoi avambracci.
    Lo sguardo di Gregor si rivolse poi alla finestra e il cattivo tempo – si sentiva la pioggia picchiettare sul davanzale della finestra – lo rattristò molto. « Che accadrebbe se continuassi a dormire un altro po’ dimenticando queste sciocchezze?», pensò, ma non era proprio fattibile perché era abituato a dormire sul fianco destro, ma in quelle condizioni non riusciva a mettersi in quella posizione. Per quanto si sforzasse di buttarsi verso destra si rovesciava sempre sulla schiena. Ci avrà provato un centinaio di volte, chiuse gli occhi per non vedere le zampe dimenarsi, e rinunciò solo quando cominciò a sentire sul fianco un dolorino sordo, mai provato prima d’ora.

    Claudia Nardi

  15. anonimo 5 marzo 2009 a 11:57 #

    Una mattina, risvegliandosi da un sonno agitato, Gregor Samsa si ritrovò nel suo letto, trasformato in un immane insetto.
    Era sdraiato sul proprio dorso coriaceo e corazzato, e, sollevando lievemente il capo, vide il suo addome convesso, bruno, solcato da nervature arcuate, a malapena nascosto dal copriletto, ormai quasi scivolato del tutto a terra.
    Davanti ai sui occhi si dimenavano incontrollate le numerose zampette, desolatamente sottili, se paragonate al resto del tronco.
    “Ma che mi è successo?!” pensò. Non stava sognando. La sua stanza, una camera da letto completa è vero, ma un po’ troppo piccola per una persona, era avvolta nel silenzio delle sue solite quattro mura.
    Sulla parete, appena sopra al tavolo, sul quale si trovava aperto un campionario di stoffe (Samsa faceva il commesso viaggiatore), era appesa l’immagine che aveva di recente ritagliato da una rivista e che aveva racchiuso in una bella cornice dorata. Raffigurava una signora con stola e cappello di pelliccia, seduta composta e rivolta all’osservatore, con in primo piano un pesante manicotto, anch’esso in pelliccia, in cui scompariva quasi del tutto il suo avambraccio.
    Lo sguardo di Gregor si diresse poi verso la finestra e il brutto tempo, scandito da gocce di pioggia che picchiettavano sul davanzale di lamiera, lo rese profondamente melanconico. “E se dormissi ancora un po’ e dimenticassi tutte queste sciocchezze?”, pensò; si trattava però di un proposito del tutto irrealizzabile, perché era abituato a dormire sul fianco destro e nel suo stato attuale non sarebbe riuscito a sistemarsi in quella posizione. Per quanto si sforzasse di girarsi, ogni volta oscillava e ricadeva sul dorso. Ci provò forse un centinaio di volte, ad occhi chiusi per non vedere le zampette agitarsi, e smise solo quando iniziò ad avvertire a un fianco un dolore leggero, sordo, mai provato prima.

    Federica Gherardini

  16. anonimo 5 marzo 2009 a 13:05 #

    Una mattina, Gregor Samsa, al risveglio da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un insetto gigantesco. Se ne stava disteso sulla sua schiena di corazza e, sollevando appena un po’ la testa, riusciva a scorgere il ventre arcuato e bruno diviso in segmenti rigidi e ricurvi, sulla cui sommità la coperta – quasi in procinto di cadere del tutto – si reggeva a mala pena. Le numerose zampette, pietosamente sottili paragonate al resto del corpo, gli tremolavano impotenti davanti agli occhi.
    “Cosa mi è successo?” pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una normale stanza da essere umano, forse solo un po’ troppo piccola, stava tra le solite quattro pareti. Sopra il tavolo, su cui era disfatto un campionario di tessuti – Samsa faceva il commesso viaggiatore – era appeso, in una graziosa cornice dorata, un ritratto che di recente aveva ritagliato da una rivista illustrata. Ritraeva una donna, in cappello e stola di pelliccia, che sedeva ben dritta tendendo all’osservatore un pesante manicotto, di pelliccia anch’esso, nel quale il suo intero avambraccio scompariva.
    Poi lo sguardo di Gregor si volse alla finestra – si sentivano battere le gocce di pioggia sul davanzale di lamiera – e il cattivo tempo lo rese profondamente malinconico. “E se continuassi a dormire ancora un po’ e dimenticassi tutte queste sciocchezze?” pensò. Ma era del tutto impossibile perché, abituato a dormire sul fianco destro, nel suo stato attuale non riusciva a mettersi in quella posizione. E sebbene si gettasse con tutta la sua forza verso destra, ricadeva sempre, dondolando, sul dorso. Ci provò un centinaio di volte, ad occhi chiusi, per non vedere il dimenarsi delle zampette, e rinunciò soltanto quando avvertì sul fianco un dolore sordo e leggero che non aveva mai sentito prima.

    Serena Siciliano

  17. anonimo 6 marzo 2009 a 00:02 #

    Quando una mattina Gregor Samsa si svegliò da sogni inquieti, si trovò trasformato in un enorme insetto. Era disteso sulla schiena, dura come una corazza, e se sollevava un poco la testa poteva vedere il suo ventre scuro e prominente, diviso in segmenti ricurvi, dal quale la coperta stava per scivolare a terra. Le numerose zampette, penosamente sottili se paragonate al resto del corpo, si agitavano incerte davanti ai suoi occhi.
    «Che cosa mi è successo?» pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza da esseri umani, sembrava tranquilla fra le quattro pareti di sempre, era soltanto un po’ più piccola. Appesa al muro vicino al tavolo, su cui erano sparsi vari campioni di stoffa (Samsa faceva il commesso viaggiatore), c’era la fotografia che aveva ritagliato da una rivista illustrata e racchiuso in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una donna con un cappello e una stola di pelliccia, che sedeva con la schiena dritta e mostrava all’obiettivo un pesante manicotto, anch’esso di pelliccia, in cui teneva nascosto l’intero avambraccio.
    Lo sguardo di Gregor andò quindi alla finestra e il brutto tempo – si sentiva la pioggia battere sul davanzale – lo intristì. «Quasi quasi lascio perdere queste assurdità e mi rimetto a dormire» pensò, ma era un proposito del tutto irrealizzabile, perché era abituato a dormire sul fianco destro e nello stato in cui si trovava non riusciva proprio a mettersi in quella posizione. Per quanto si forzasse di girarsi, ricadeva sempre sul dorso dondolando. Ci provò forse un centinaio di volte, con gli occhi chiusi per non vedere le zampette che si dimenavano, e si arrese solo quando cominciò ad avvertire nel fianco un dolore sordo, mai provato prima.

    Roberta Maresca

  18. anonimo 9 marzo 2009 a 17:18 #

    Una mattina Gregor Samsa, svegliandosi da sogni inquieti, si ritrovò nel letto trasformato in un enorme insetto verminoso. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e, non appena alzò un poco lo sguardo, si accorse che il suo addome scuro inarcato era diviso in tante parti tese come archi. Da quella posizione la coperta, pronta a scivolar via del tutto, a stento riusciva a rimanere al suo posto. Le sue numerose gambe, spaventosamente sottili rispetto al resto del corpo, tremolavano in modo frenetico davanti ai suoi occhi.
    “Cosa mi è successo?”, pensò. Non si trattava di un sogno.
    La sua stanza, adatta per un essere umano, o forse un po’ troppo piccola, giaceva indisturbata tra le quattro mura domestiche. In cima al tavolo, su cui era sparsa una collezione di tessuti disimballata- Samsa era un venditore ambulante- era appesa un’immagine che aveva ritagliato un po’ di tempo prima da una rivista illustrata e messa in una fine cornice dorata. Era l’immagine di una donna con un cappello e un boa di pelliccia. Stava lì seduta e ben ritta, tirando su, in direzione dello spettatore, un manicotto di pelo in cui i suoi avambracci erano scomparsi.
    Poi lo sguardo di Samsa si diresse alla finestra: il tempo uggioso- le gocce di pioggia cadevano rumorosamente sul davanzale di metallo della finestra- lo rese piuttosto malinconico. Pensò:
    “Perché non me ne resto a dormire ancora un po’ e dimentico tutta questa pazzia?”. Ma era praticamente impossibile, poiché di solito egli dormiva sul lato destro e nello stato in cui si trovava non poteva certo mettersi in quella posizione. Anche se con difficoltà si buttava sul lato destro, ritornava sempre a rotolare sulla schiena. Deve averci provato centinaia di volte, ad occhi chiusi, per non vedere le gambe che si agitavano, e si arrese solo quando cominciò a sentire nel fianco una leggera e debole fitta mai provata prima.

    Paola Salandra

  19. anonimo 10 marzo 2009 a 09:59 #

    Una mattina, risvegliandosi nel suo letto dopo una notte di incubi, Gregor Samsa si trovò trasformato in un insetto enorme e mostruoso. Era disteso sul dorso, duro e rigido come una corazza, e, se sollevava leggermente la testa, riusciva a vedere il suo ventre arcuato e scuro, suddiviso in tante sezioni ricurve, con la coperta ormai sul punto di scivolare a terra. Le sue numerose zampette, tremendamente sottili se paragonate alle dimensioni del suo corpo, annaspavano e si agitavano impotenti davanti ai suoi occhi.
    “Cosa mi è successo?” si domandò. Non stava sognando. Nella sua camera, una stanzetta più che dignitosa, soltanto un po’ piccola, racchiusa tra quelle quattro pareti così familiari, nulla sembrava essere cambiato. Sopra al tavolo, dove era ancora sparso un campionario di stoffe – Samsa era un commesso viaggiatore –, era appesa un’immagine che poco tempo prima aveva ritagliato da una rivista e sistemato in una bella cornice dorata. Raffigurava una signora che, in cappello e stola di pelliccia, sedeva eretta e tendeva verso l’osservatore un manicotto di pelliccia che le copriva completamente l’avambraccio.
    Gregor volse lo sguardo verso la finestra e la vista del brutto tempo (si udiva il ticchettio della pioggia sulla lamiera del davanzale) lo rese profondamente malinconico. “E se dormissi un altro po’ e cercassi di dimenticare tutta questa folle storia?”, pensò. Ma il suo proposito si rivelò immediatamente irrealizzabile; infatti, era abituato a dormire sul fianco destro e nel suo stato attuale non riusciva a mettersi in quella posizione. Nonostante tutti i suoi sforzi per girarsi sul fianco, ogni volta rotolava indietro e si ritrovava disteso sul dorso. Ci provò un centinaio di volte, sempre con gli occhi chiusi per non vedere quelle sue zampette che si dimenavano, e smise solo quando iniziò ad avvertire a un fianco un dolore leggero, sordo, mai provato prima.

    Francesca L.

  20. anonimo 10 marzo 2009 a 10:57 #

    Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si ritrovò nel suo letto trasformato in un enorme insetto. Sdraiato sulla schiena dura come una corazza, sollevando un poco la testa, scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da nervature arcuate, su cui, la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva appena.
    Le numerose zampette, pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni, gli oscillavano impotenti davanti agli occhi. “Cosa mi è successo?”, pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza per esseri umani, soltanto un po’ piccola, era tranquillamente richiusa tra le quattro pareti così familiari.
    Sopra il tavolo, sul quale era sparso un campionario di stoffe (Samsa era un commesso viaggiatore), era appesa l’immagine che aveva recentemente ritagliato da una rivista illustrata e messo in una bella cornice d’orata.
    Raffigurava una signora con un cappello e un boa di pelliccia che, seduta ben ritta, sollevava verso chi la guardasse, un grosso manicotto, nel quale scomparivano i suoi avambracci.
    Lo sguardo di Gregor si rivolse poi alla finestra e il cattivo tempo − si udivano le gocce di pioggia battere sulla lamiera del davanzale − lo rattristò completamente. “E se dormissi ancora un po’ e cercassi di dimenticare tutte queste sciocchezze?”, pensò, ma era un proposito irrealizzabile, perché era abituato a dormire sul fianco destro e nelle condizioni in cui si trovava non poteva assumere quella posizione. Per quanto si sforzasse di buttarsi verso destra ripiombava sempre nella posizione supina. Ci provò un centinaio di volte, chiuse gli occhi per non vedere le zampe annaspanti, e rinunciò solo quando cominciò a sentire sul fianco un dolorino sordo, mai provato prima d’allora.

    Gabriella Coppeta

  21. anonimo 11 marzo 2009 a 16:33 #

    Svegliatosi a causa di sogni inquieti, quella mattina Gremor Samsa scoprì di essersi trasformato in un abominevole insetto. Si trovava riverso sulla dura corazza e si rese conto, sollevando un po’ la testa, che il suo addome era diventato scuro, ricurvo, diviso in parti rigide come un blocco. Da quella altezza la coperta, che stava per scivolare dal letto, riusciva a stento a stare apposto. Le numerose zampe, troppo esili rispetto al resto del corpo, traballavano incontrollatamente davanti ai suoi occhi.
    “Che cosa mi è successo?” pensava. Non era, di certo, un sogno! La sua camera, adatta ad ospitare un essere umano, sebbene un po’ troppo piccola, era collocata tranquillamente nelle note quattro mura.
    Samsa era un commesso viaggiatore e sul tavolo della camera, sul quale era sparpagliata una collezione di capi vestiari non imballata, c’era un immagine che egli aveva ritagliato da una rivista illustrata e sistemata poi in una cornice dorata. La foto raffigurava una donna in cappello e boa di pelliccia. Era seduta in modo eretto, sollevando, in direzione di chi guarda, un vistoso manicotto di pelliccia che le nascondeva completamente l’avambraccio.
    D’improvviso Gregor rivolse lo sguardo alla finestra. Il tempo uggioso – le gocce di pioggia stavano cadendo in modo percettibile sul cornicione della finestra- lo rendeva quasi melanconico.
    “Perché non riesco a dormire ancora un po’ cercando di dimenticare questo momento assurdo?” pensò Gregor. Tuttavia gli era del tutto impossibile poiché, abituato com’era a dormire sul lato destro, il suo attuale stato fisico non gli consentiva di assumere quella posizione. Senza considerare con quanta difficoltà riusciva a mettersi sul lato destro, ricadendo subito dopo nuovamente sulla schiena. Cercò di farlo ripetute volte, chiudendo gli occhi in modo da non vedere le sue zampe contorcersi, si arrendeva solo quando sentiva un dolore, mai avvertito prima, che era continuo ma, al contempo, lieve.

    Silvana De Luca

  22. anonimo 13 marzo 2009 a 11:50 #

    Come Gregor Samsa quella mattina si svegliò da un brutto sogno, si trovò tramutato in un enorme insetto. Disteso sulla schiena, una dura corazza, quando provò a sollevare un po’ il capo vide il suo bruno addome ricurvo, diviso in tanti segmenti, sul quale la coperta che si reggeva a stento era sul punto di scivolare completamente. Le sue numerose zampette, che erano miserabilmente esili confrontate con il resto della sua mole, ondeggiavano senza controllo di fronte a lui.
    S.S.

  23. anonimo 23 marzo 2009 a 09:31 #

    Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto enorme. Era steso sulla schiena dura come una corazza, e se sollevava un po’ la testa poteva vedere il suo ventre bruno e prominente, solcato da nervature arcuate; sul ventre la coperta si reggeva appena, e quasi non scivolava completamente a terra. Le numerose zampette, pietosamente sottili paragonate alle sue dimensioni, gli si agitavano incerte davanti agli occhi.
    «Che mi è successo?», pensò. Non stava sognando. La sua camera, una normale stanza per esseri umani, soltanto un po’ piccola, era sempre lì tranquilla tra le quattro ben note pareti. Al di sopra del tavolo su cui era sparso un campionario di tessuti – Samsa faceva il commesso viaggiatore – era appesa un’immagine ritagliata di recente da una rivista illustrata, messa poi in una graziosa cornice dorata: raffigurava una signora con cappello e stola di pelliccia, seduta con le spalle ben dritte, che tendeva all’osservatore un pesante manicotto in cui le scompariva del tutto l’avambraccio.
    Lo sguardo di Gregor si volse poi alla finestra, e il cielo cupo – si sentiva la pioggia picchiettare sulla lamiera del davanzale – lo rese profondamente malinconico. «E se dormissi ancora un po’ e cercassi di dimenticare tutte queste sciocchezze?», pensò. Ma il suo proposito si rivelò irrealizzabile: era abituato a dormire sul fianco destro, e il suo stato attuale non gli permetteva di sistemarsi in quella posizione. Per quanto si sforzasse di girarsi, ricadeva sempre sul dorso oscillando. Tentò forse un centinaio di volte, chiudendo gli occhi per non vedere il dimenarsi delle zampette, e rinunciò solo quando avvertì nel fianco destro un dolore, leggero e sordo, mai sentito prima.

    Anna Sciavilla

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