15 Mag

D) Logorroico. Lunghezza libera;

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13 Risposte to “”

  1. lapocorona 15 maggio 2008 a 15:56 #

    YAWN

  2. anonimo 18 maggio 2008 a 21:11 #

    Per “testa di cazzo” si deve a rigore intendere non già una parte del membro virile, come si potrebbe a una prima impressione ritenere, ma bensì un volgare epiteto che si potrebbe tradurre, non senza una qualche approssimazione, “persona ottusa e di moralità discutibile”.
    Se consideriamo che vivo in un paese formato da 50 stati, di cui però 49 continentali e 1 insulare, e di cui solo 48 contigui, e se vogliamo prendere per buona la tesi secondo la quale i principali caratteri psicologici e biologici sarebbero ereditabili filogeneticamente per il tramite dell’acido desossiribonucleico con il necessario concorso dell’RNA-messaggero, ebbene, stante queste premesse, è altresì probabile che se i miei concittadini condividano la proprietà di essere persone ottuse e di moralità discutibile, una proprietà che da ora in poi chiameremo per semplicità “essere teste di cazzo”, ebbene in questo caso sarà altresì probabile che anch’io condivida questa stessa proprietà.
    Si dà il caso che queste persone abbiano votato come loro presidente, nonché di conseguenza capo delle forze armate, un uomo che tuttavia ha governato per buona parte del suo mandato con quella che si potrebbe forse definire esagerata pompa e eccessiva solennità, o esorbitante fasto e smisurata prosopopea, oppure infine, a voler essere più precisi, sovrabbondante magnificenza e smodata sontuosità.
    Ebbene, c’è chi ritiene che in un’epoca più equa della nostra – non che la nostra non sia equa ma ne sono esistite per pura necessità logica certamente di più eque – ebbene in un’epoca siffatta il nostro presidente, secondo costoro, la cui opinione non mi sento certamente di condividere, ma a rigore nemmeno di biasimare, ebbene secondo costoro il nostro presidente non avrebbe avuto più successo dell’omino col badile che chiude la sfilata del circo, il che immagino sia una raffinata metafora, dal momento che non è plausibile che l’omino che chiude la sfilata del circo sia in ogni luogo lo stesso. […].

  3. anonimo 19 maggio 2008 a 00:59 #

    Sono nato quasi quarant’anni fa, mia madre mi racconta sempre che quel giorno d’agosto era scoppiato un fortissimo temporale, avete presente quei temporali estivi che arrivano all’improvviso, durano pochi momenti, giusto il tempo di inzupparti per benino e poi smettono lasciando l’aria fresca e pulita? Mia zia, vi ricordate mia zia, quella simpatica donnina, così piccola e con i capelli canuti nonostante la giovane età, non aveva l’ombrello, eh già è proprio vero che l’ombrello è un oggetto a dir poco inutile, quando lo portiamo dietro ingombra e magari c’è un sole che spacca le pietre, e quando ne abbiamo bisogno lo abbiamo dimenticato a casa! Già perché io, in realtà, odio bagnarmi, anche d’estate, i vestiti si incollano al sudore e formano un che di bagnaticcio che ti porti appresso per tutta la giornata…
    Non aveva nemmeno un golfino di cotone, sapete quei maglioncini leggeri leggeri che le donne sono solite indossare per coprirsi le spalle nelle serate estive? Ehh che bello quando le sere di agosto tira un venticello, magari mentre stai cenando in giardino, io adoro mangiare all’aperto, magari arrostendo qualche hot dog sul barbecue… sapete preferisco spalmare la salsa direttamente sul pane, così si ammorbidisce, poi introdurre il wurstel, i crauti, il formaggio e infine dare un’ultima passata di salsa sul composto, annaffiando tutto con una birra ghiacciata. Non c’è niente di meglio per accompagnare un hot dog di una bella birra gelata!
    Dicevo… ah sì, era uscita di fretta per correre in ospedale a vedermi, ma durante il tragitto aveva incontrato la signora Marsh, sapete la signora Marsh, quella che abita nella casa proprio accanto a mia zia, con quel cane dalle orecchie lunghe lunghe, non mi ricordo la razza, ma tira così tanto che a volte la sbatte per terra…
    La signora Marsh le aveva chiesto come riusciva a tenere così bene il giardino… sì mia zia ha sempre avuto un’attitudine particolare per le piante e i fiori, quello che le riesce un po’ meno bene è tenere l’orda di bambini schiamazzanti che ogni tanto qualche parente pensa bene di ammollarle… Vedete ho una famiglia numerosa e mia zia, essendo ormai rimasta sola, dopo che il marito ha deciso di abbandonarla per una sensuale hostess di volo conosciuta durante uno dei suoi misteriosi viaggi di affari, insomma mia zia ha tutto il tempo e lo spazio per accogliere i suoi nipoti, anche se la cosa non sempre la rende tanto entusiasta!
    Non appena mi ha visto nella culla, la prima cosa che ha pensato è stata che avevo proprio un’aria furbetta! Sì forse anche per questo da grande non si può dire che io sia diventato uno stinco di santo, anche se con lei siamo sempre andati d’accordo, in fondo quando andavo a trovarla zia Emily passava tanto di quel tempo a potare fiori, vangare zolle, che io ero libero di sgattaiolare nella vecchia biblioteca dello zio Tom, già dimenticavo di dirvi che mio zio si chiamava, anzi si chiama Tom, d’altronde non mi risulta sia morto, ma credo goda ottima salute accanto alla sua compagna di vent’anni più giovane. La biblioteca dello zio, non so se avete presente quello grosse biblioteche antiche, in legno scuro… già è un peccato, ma di legni così non se ne trovano più in giro, ora i grandi centri commerciali vendono solo tavole di truciolato, che dopo un poco che le hai in casa iniziano ad emanare un puzzo strano, un poco lo stesso odore di quando ritiri i panni, ma non si sono asciugati bene, e ti arriva dritto al naso un olezzo misto tra la muffa e la terra concimata.
    Ora non mi ricordo più cosa stavo dicendo… ah sì, la biblioteca insomma era piena di libri, alcuni proibiti, e forse anche grazie, o per colpa se preferite di tutte quelle letture mi sono ficcato in mente che qualcosa avrei potuto scriverla pure io.
    Ve la leggo? È la prima pagina del mio prossimo libro, o forse sarà solo un racconto, avete presente quei raccontini brevi brevi con il finale grottesco? Io ne ho letti talmente tanti che forse sarei anche in grado di scriverne uno discreto.
    Inizio: questo è un paese di stupide teste di cazzo… sapete quegli uomini, o donne se preferite, che non riescono a smettere mai di essere stronze, mai, in nessuna occasione della loro vita, al bar, al supermercato, all’ufficio postale e che colgono sempre il pretesto per pestarvi i piedi, o superarvi in fila, o togliervi di mano il golfino in promozione che state per provare, dopo aver fatto cinquanta giri primi di trovare un parcheggio dove ammollare la macchina, a spinta per entrare nel negozio, lezioni di autocontrollo per non urlare contro la commessa che in due ore non si è ancora accorta di voi. Avete sicuramente visto le commesse dei negozi, quelle vestite in divisa, che quando entri ti sembrano tante, ma poi capisci che non sono assolutamente sufficienti per il numero spropositato di clienti che sbracciano per farsi servire.
    … Bè, e geneticamente visto che sono nato qui, un poco bastardo devo esserlo anche io, non so se vi hanno insegnato che esisteva qualcuno che sosteneva che l’ambiente influenza e condiziona notevolmente la nostra crescita individuale, se questo è vero, ammetto di non essere proprio uno stinco di santo, me lo dice sempre mia moglie, veramente ora dovrei dire la mia ex moglie, anche se le pratiche per il divorzio le abbiamo appena avviate e risultiamo solo essere separati in casa… ma per onestà dovrei dire me lo urla, visto che ormai non riusciamo più a parlare come due persone civili… insomma le stupide teste di cazzo mie concittadine hanno deciso, un’altra volta, tanto per essere sicuri di continuare a esserlo per l’eternità, di votare per lo stesso stupido testa di cazzo che da anni li prende in giro, distruggendo ciò che di buono questo paese ha costruito. Non vi sto a sottolineare che questa è una caratteristica tipica degli stupidi, dimenticare perdonare peggio ammirare chi non ha nessun rispetto per la loro vita e per quel poco di intelligenza che sarebbe dovere degli uomini possedere. Non ho mai capito come si possa fare a farsi prendere in giro così da un uomo che lascia dichiarazioni con quel sorriso ebete sulla faccia, avete presente quei sorrisi stampati degli slogan pubblicitari… ce n’è proprio uno nei cartelloni sull’autostrada… vicino a quel motel dove ho mandato i miei amici venuti per festeggiare il mio compleanno…
    Con quella faccia da cowboy ti guarda dal suo ranch texano ed è l’immagine di uno avido di denaro, di potere e sapete tutta quella voglia di fare la guerra, di mandare sempre più truppe a combattere… mi raccontava mio padre che quando era giovane lui…
    Carla Perrone Capano

  4. anonimo 19 maggio 2008 a 01:07 #

    Purtroppo mi è capitata la terribile sfortuna, se a decidere è stato il caso, non so, uno scherzo del destino o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, di approdare alla vita, tanti anni fa, in un paese che ritengo sia veramente pieno di persone stupide, di teste di cazzo, gente idiota nel verso senso della parola. Considerando pertanto l’alta densità di tali persone nel mio paese, in virtù della proprietà associativa o magari invece a causa di un determinismo genetico che ci accomuna tutti, il risultato finale è che devo essere anch’io una stupida testa di cazzo, una persona idiota. Da una parte ciò mi tranquillizza, perché non è propriamente colpa mia; voglio dire, non ho scelto io di nascere in un simile posto con della gente così! Ma d’altra parte è anche piuttosto triste e sgradevole che io debba essere associato a persone così stupide e idiote. La colpa che il mio popolo di stupide teste di cazzo ha, e che quindi le rende tali, è di aver eletto, scelto a rappresentante, dato fiducia e messo a capo del governo una persona tanto stupida e testa di cazzo come loro. E questa testa di cazzo ha governato il paese con una tale pomposità e maestosità del cazzo, credendosi chissà chi, il padrone del mondo, colui che detiene il potere sulla terra. Ma in realtà è solo una stupida testa di cazzo, e se ci fosse più equità e giustezza in questo paese, se la gente avesse più buon senso, il suo ruolo sarebbe stato uguale a quello del piccolo uomo che chiude la sfilata dei giochi circensi con il badile in mano, ovvero un ruolo minore, di nessuna importanza e influenza, uno che non conta niente insomma. Ma molto probabilmente se davvero vivessimo in un periodo più equo e razionale, sarebbe contato anche meno dell’omino col badile. Il bello è che tutte le stupide persone, teste di cazzo, che hanno eletto uno ancora più stupido e testa di cazzo di loro, prima l’hanno ascoltato, seguito, e appoggiato; gli hanno dato fiducia, l’hanno sponsorizzato. Ma poi, forse in un attimo di rinsavimento, si sono resi conto, hanno aperto gli occhi e hanno deciso di scaricarlo, finalmente. Bene, si potrebbe pensare a questo punto. No, perché la gente è talmente stupida e testa di cazzo che poi se ne è dimenticata! Ha lasciato correre, l’ha perdonato, o dimenticato chissà, comunque ha deciso di tornare a concedergli fiducia e ora lo ama di nuovo. Così quello stupido sbruffone testa di cazzo se ne sta ancora lì, tranquillo e potente, a farsi i cazzi suoi, a curare i suoi interessi, a pensare alle cose che più gli premono. Fare soldi e fare la guerra, contro chi ha poca importanza. Sta lì beato e pasciuto a sprecare fiato dicendo solo cazzate, perdendo buone occasioni per tacere, altrimenti non sporcherebbe l’aria che respiriamo con frasi talmente stupide e insensate come COMBATTI IL TUO NEMICO, SE NON DOVESSI AVERCELO PRIMA TROVANE UNO, TUTTI HANNO UN NEMICO, COLTIVA L’ODIO E LA RABBIA, FALLI CRESCERE DENTRO DI TE; ma quello che secondo me più si addice, pur non essendo utilizzato, e si capisce il motivo, è il seguente: SIAMO TUTTI NOI CONTRO DI LORO, PECCATO PERÒ CHE NOI NON SIAMO TUTTI. Alla fine mi reputo anche io una persona stupida, un’emerita testa di cazzo come loro, come voi, per il principio associativo o determinismo genetico come dicevo prima, ma anche soprattutto per il semplice ed evidente fatto che sto dando delle teste di cazzo a tutti voi e mi aspetto pure che continuiate a leggere questo brano, che ho scritto perché essenzialmente sono una stupida testa di cazzo.

    Elisabetta Garzia

  5. anonimo 19 maggio 2008 a 02:12 #

    d) Logorroico

    Prima di partire devo assolutamente renderti edotta della situazione in cui versa il nostro paese. Mai e poi mai mi sarei aspettato una notizia del genere, guarda! Non so nemmeno da dove cominciare per spiegarti. Pensa, già ieri sera mi sembrava che le notizie non fossero buone, che ci fosse qualcosa che non andava: lo sentivo nell’aria mentre passeggiavo nei pressi di quel teatrino in centro dove andavamo quando eri ancora qui, ricordi, quello con le tendine viola – scelta quanto mai azzardata per un varietà, non trovi? –… In ogni caso ero sfiorato da questi pensieri, dicevo, mentre passeggiavo col naso all’insù, cercando di captare come mio solito l’atmosfera nelle case altrui. E già a quell’ora di sera si percepivano le voci di persone appena rincasate che si apprestavano a riunirsi intorno a un tavolo, o alla televisione, sai quei suoni tipici di chi rientra e saluta fiaccamente, ma in un certo senso anche col sollievo nella voce di chi sa di potersi finalmente liberare di tutte le imposizioni introiettate e imposte dalla vita in società… Io guardavo quelle finestre, le luci che si spegnevano all’ingresso per riaccendersi nelle varie camere da letto, il fruscio dei piedi stanchi che scivolavano via dalle scarpe per intrufolarsi nelle pantofole… e già in quei gesti, in quei suoni io sentivo, vedevo dei colori pallidi, sbiaditi, delle convinzioni tradite, il fiacco disinteresse trascinato dalle pantofole sui parquet attutiti fino al bagno, alla cucina per espletare delle dozzinali eppure primarie
    funzioni fisiologiche, bere, mangiare… In alcune case non ci si premurava neppure di accendere la tv, preferendo di gran lunga il rumore più rassicurante di pentole e sughi o nei casi più raffinati il suono di musica di vario genere: jazz, revival… In altre invece il brusio di quello che poteva sembrare un telegiornale era coperto dal chiacchiericcio familiare, punteggiato qua e là dalla voce di un bambino che instancabilmente infilava delle domande, con quell’intercalare vagamente petulante tipico infantile… a quel punto non ho neppure cercato di captare qualche notizia: di lì a poco sarei tornato a casa, ma tutto ciò mi sgomentava parecchio: quella calma piatta, quella lisa accettazione dell’imminente sconfitta, da dove veniva? Mi rincamminai pensando che potesse dipendere dal fatto che mi trovavo a passeggiare in un quartiere popolare: altri pensieri, altri problemi. D’altronde ci siamo cresciuti anche noi, no? Cosa volevi che importasse alla sora Rosa, vedova con sei figli a cui badare, una vita passata a stendere i panni della numerosissima prole nel cortile del palazzo, quale fosse l’orientamento del Governo in materia di immigrati? O sulle politiche estere favorevoli o meno all’armamento e alla belligeranza? Eppure, eppure, continuavo a pensare nella mia via verso casa, è proprio a queste persone che dovrebbe interessare un cambiamento. Inutile dire che tutto ciò mi riportava automaticamente alle scene urbane che tanto mi avevano turbato nei giorni recenti (ricordi? Te ne avevo scritto ieri), scene che all’improvviso apparivano così in contrasto con quella serata: orde di ragazzini del liceo vestiti di stemmi anacronistici – di cui non potevano essere stati testimoni – inneggiare alla purezza, pletore di vecchi biliosi ringalluzziti da un rinnovato fervore per la “patria”, che avevano scosso la polvere dalle proprie vestaglie per scendere in piazza e biascicare slogan risorgimentali contro lo Straniero…Decisamente è arduo dire quale tra le situazioni di cui ero stato testimone mi spaventasse di più. Se la recrudescenza ostentata dell’astio, o invece il disinteresse inebetito. In compagnia di questi pensieri ero intanto giunto a casa e benché avessi molta paura, mi decisi ad accendere la tv, ma purtroppo i risultati elettorali erano ancora ben lungi dall’essere definitivi, e così fu fino a tarda notte, quando, il piatto di risotto ai funghi liofilizzato sulle ginocchia, mi addormentai davanti allo schermo acceso. Mentre mi assopivo ricordo distintamente di aver pensato all’uomo che riusciva a calamitare su di sé, in qualunque frangente, sentimenti così discordanti, ma tutti in un certo qual modo indelebili, rimarchevoli: dall’avversione livorosa, alla languida acquiescenza di alcuni suoi sudditi inverecondi, all’istupidimento nutrito di vacue frasi demagogiche… Di quest’uomo, che in assoluto incarna la concentrazione e l’emblema di quanto di più ignominioso esista ai miei occhi in questo mondo – la corruzione, la violenza, l’arroganza, la faciloneria, l’ignoranza – ripercorsi tutte le tappe della disgustosa ascesa al potere, perpetrata ovviamente a suon di soldi e volgari prevaricazioni grazie ad amici ai vertici di organizzazioni che qui chiamerò solo esoteriche per non essere polemico. Quest’uomo, un buffone, in fin dei conti… un emerito coglione, insomma – ti prego di perdonare la mia improvvisa franchezza, ma bisogna pur chiamare le cose con il proprio nome – ce l’avrebbe fatta ancora una volta a ingannare il mondo intero con quel suo nauseabondo, ignobile sorriso di gomma? Credo sia stato questo il mio ultimo tormentato pensiero prima di chiudere gli occhi. La mattina dopo, che doccia fredda! Quella smaccata percentuale all’improvviso pulsante di fronte ai miei occhi, appena aperti, quel bruciante divario tra i due poli che confermava i fantasmi della notte passata… Il mio primo tentativo è stato il gesto disperato e parossistico di sciacquarmi ossessivamente la faccia, per trovare una via d’uscita alla desolazione che faceva breccia inesorabilmente dentro di me… Ma niente da fare: tornato lì davanti non ho potuto far altro che arrendermi all’evidenza della sinistra inappellabile vittoria di questo cialtrone, di questa insigne testa di cazzo, incoronato definitivamente ancora una volta come reuccio del popolino, come tronfio fantoccio emblema della dissoluzione morale di questo paese che lo ha preferito ancora una volta a furor di popolo, pur dopo esser stato testimone e succube dei disastri del suo primo mandato. Ancora
    adesso al di sopra del disgusto che attanaglia il mio stomaco come tutti i miei organi interni, mi chiedo come sia stata possibile una disfatta così esasperante, dopo gli scandali giuridici affiorati all’evidenza pubblica in maniera così prepotente, dopo le volgari estorsioni di libertà di pensiero perpetrati ai danni dei cittadini, come ha potuto la gente accordagli ancora la piena fiducia? Come ha fatto questo coglione a dargliela a bere ancora una volta? È stata una pillola, un sedativo annichilente delle coscienze servito sul tasto sensibile della paura, dell’offerta della tranquillità a costo della prevaricazione e della violenza nei confronti dell’altro, della demonizzazione dello sconosciuto… Non so, ancora non voglio credere e provo una sconfinata vergogna al pensiero di essere assimilato, di essere riconosciuto come parte integrante di questo folle, ebete mucchio intorpidito dalle sue stronzate… Dobbiamo parlarne ancora, dobbiamo discuterne, devo assolutamente sapere cosa ne pensi, quali sono le tue impressioni a proposito di questa catastrofe…

    Eleonora Del Baglivo

  6. anonimo 19 maggio 2008 a 06:48 #

    Parto dal presupposto che questo è un dannato paese di teste di cazzo. Nonostante si autoproclami uomo libero in terra libera, l’americano medio è storicamente una testa di cazzo. Perché? Prendete ad esempio quello che mi è successo l’altro giorno. Dovevo partire per un convegno, uno di quei convegni di scarso interesse che organizza l’azienda per cui lavoro, che evidentemente non ha altri modi di investire i suoi soldi se non quello di mandare dieci dipendenti in giro per il mondo a sperimentare le prime colazioni di alberghi iperlussuosi almeno una volta al mese; ma dicevo, stavo partendo per questo convegno. Ero all’aeroporto, e io già non amo volare, forse per via della mia ansia: mi capita spesso, infatti, mentre sono seduto su quelle comode poltrone di uno di quei trabiccoli, di pensare a tutte le scene di disastri, attentati, incubi ad alta quota, con cui il cinema ha massacrato il nostro immaginario. Ma dicevo, ero all’aeroporto e a quale ridicola scena mi capita di assistere? Un ragazzo davanti a me lascia la sua borsa sul rullo, in modo che sia analizzata dal personale di sicurezza. Ha la pelle scura, è vestito con uno di quegli abiti che siamo abituati a vedere addosso al Bin Laden di turno. E cosa succede? Il personale blocca tutto, tira fuori la borsa del ragazzo, che un po’ ingenuamente, lo ammetto, aveva dimenticato di togliere una confezione di shampo dalla tasca davanti. Niente liquidi, non lo sai figliolo? Da quel momento viene allestita una messinscena degna di un paese di teste di cazzo. Sì perché poco prima al passaggio di una ragazzina bionda, di circa vent’anni, che con quel sorriso e quelle gambe lunghe non era passata di certo inosservata, dicevo, al passaggio di quella ragazzina il metal detector era impazzito, aveva cominciato a ululare come un branco di lupi, insomma la dolce fanciulla aveva uno di quei cinturoni che evidentemente contengono dosi massicce di metallo. Ora che ci penso, mi sembra che anche mia figlia Dorothy abbia una cinta simile, con l’unica differenza che la sua non ha tutti quei pendagli. Inoltre mia figlia non ha quelle belle gambe sottili e setose… Ma dicevo del metal detector: le chiedono di toglierlo e la fanno ripassare, e il metal detector continua a ululare. Allora lei, come se cadesse dalle nuvole se ne esce dicendo: “Ah! Sarà quel ‘coso’ di metallo che mi hanno messo quando mi hanno operato al ginocchio!”. Tutti che tirano un sospiro di sollievo, si guardano sorridendo, e cosa fanno? Mica le chiedono di vedere un documento, una carta qualsiasi, una lastra che attesti la fantomatica operazione! No, lei passa. Non so se mi sono spiegato, lei passa, mentre il ragazzino dalla pelle olivastra viene fermato e controllato da capo a piedi soltanto per una confezione di shampoo. Che poi questa ingiunzione di non portare liquidi non l’ho ancora capita: se non ricordo male uno degli attentatori dell’11 settembre era riuscito a salire a bordo con un taglierino. Allora vi chiedo, non siete forse delle teste di cazzo? E anche se trovo doloroso ammetterlo, forse, essendo anch’io nato in questo paese e discendendo anch’io dalla medesima stirpe, sono anch’io una testa di cazzo. Questo principio, però, lo trovo allucinante. Infatti, se è vero che da un lato solleva qualsiasi essere umano dalle proprie responsabilità perché è sempre possibile dare la colpa a una sorta di determinismo genetico, dall’altro è alquanto riduttivo e ci costringe a vivere la nostra vita avendo la sensazione di stare realizzando un progetto che qualcuno ha pensato per noi. Io ho una mia testa, decido io cosa è giusto e cosa non lo è, scelgo io come condurre la mia vita. Non sopporto il pensiero di essere una pedina: non credo di condividere molto con la maggior parte di questa popolazione. Infatti, le teste di cazzo che mi circondano hanno deciso per ragioni che mi sfuggono di eleggere una testa di cazzo come loro, uno che da quando è stato chiamato per la prima volta alla guida del nostro paese non ha fatto altro che trascinarci in guerra da un angolo all’altro del pianeta, uno che è destinato a sguazzare fino alla fine dei suoi giorni nella sua condizione di testa di cazzo. Ha governato questo paese come un bambino potrebbe governare il suo meraviglioso e plastificato mondo di Playmobile, come un re che ritiene di aver ricevuto un’investitura divina e quindi si comporta come se avesse di fronte dei sudditi incapaci di pensare con la propria testa, da ammaestrare e da tenere all’oscuro del fatto che la terra è rotonda e non piatta. Una testa di cazzo che in un periodo storico diverso, in cui trionfassero princìpi di giustizia, solidarietà, democrazia (quella vera), uguaglianza, rispetto per la diversità, sarebbe considerato l’ultima ruota del carro, qualcuno da trattare come un bambino poco intelligente, a cui si vuole bene lo stesso, ma al quale di certo non si affida un paese come il nostro. Non basta: quella stupida testa di cazzo, che è arrivato al governo grazie al sostegno di stupide teste di cazzo e grazie alla collaborazione di altri piccoli uomini come lui, uomini teste di cazzo con cui ha fatto affari, ai quali ha venduto armi, che ha addestrato sul proprio territorio, con cui ha giocato scambiando petrolio con la libertà del proprio popolo, è stato di nuovo eletto da quelle stesse teste di cazzo che hanno dimenticato di aver già dato il voto a quell’uomo con il simbolo del dollaro al posto delle pupille e con dei carri armati al posto delle mani. A me sembra di impazzire: è così difficile vedere quello che sta facendo al nostro paese? È così difficile capire che quell’uomo non fa altro che pensare al proprio tornaconto, al modo migliore di fare affari con criminali, dittatori, trafficanti? E ora siamo tutti costretti a guardare quella stupida testa di cazzo che dal suo ridicolo scranno ci regala pillole di saggezza. Entra nelle nostre case ogni santo giorno, con quel faccione rubicondo, con quello sguardo da beota, e parla, parla, parla, contribuendo ogni volta alla distruzione sistematica della nostra lingua a causa di quella malsana abitudine di emettere suoni soltanto dopo averli masticati insieme a pezzi di guance da bambolotto. Avete presente le sue guance? Mi ricordano in modo impressionante quelle del mio professore di educazione fisica del liceo, che durante la lezione masticava in continuazione delle caramelle alla frutta con la scusa del calo di zuccheri. Era disgustoso: quando ci dava istruzioni sugli esercizi da svolgere sputava di qua e di là e muoveva la lingua come fosse un rettile. Tornando alla stupida testa di cazzo, quando finalmente le parole riescono a fuoriuscire e a liberarsi di quegli umidi frammenti di pelle, sono parole da stupida testa di cazzo, che incitano all’odio nei confronti di chi ha avuto la sfortuna di trovarsi nel mirino di quella stupida testa di cazzo e dei suoi accoliti; che promuovono la paura come unico stato d’animo, perché non si sa mai, magari quel ragazzo vestito in modo così strano che ti sta passando accanto potrebbe essere un terrorista o uno stupratore; che puntano a far sentire il popolo americano sempre sull’orlo di un altro 11 settembre. Una vera testa di cazzo! Ora però mi sorge un dubbio: non sarà che proprio perché sto scrivendo questa serie di improperi, avendo la presunzione che chi legge, a cui do della testa di cazzo, continui imperterrito a farlo, non sarà, dicevo, che proprio per questo motivo i lettori teste di cazzo sono legittimati a ritenermi una testa di cazzo? Dopotutto, se qualcuno mi avesse dato della testa di cazzo così come ho fatto io con gli ipotetici lettori, io gli darei della testa di cazzo.

    Rachele Palmieri

  7. anonimo 19 maggio 2008 a 12:45 #

    Questo paese è veramente un disastro completo. Non c’è una cosa fatta bene, nemmeno una singola piccolissima cosa fatta e pensata bene. La colpa è tutta della gente che popola questo paese, mi sembra ovvio, e purtroppo devo inserire anche me nella lista, perché sono nato e cresciuto qui. Mio padre aveva una fattoria in un posto sperduto davvero triste, mia madre è morta quando avevo otto anni e la nostra era diventata una casa e una vita ancora più triste; per fortuna sono riuscito ad andare via non troppo tardi, e cominciare la mia vera vita qui, dove sono adesso, a New York, altrimenti sarei impazzito laggiù in mezzo alle mucche di mio padre, che poi dopo la morte di mia madre non si è più ripreso ed era sbronzo tutte le sere, usciva nella fattoria e andava a parlare con le mucche; una cosa incredibile, stava le ore a leggere libri e parlare di filosofia con le sue mucche, lui che non aveva mai studiato niente in vita sua. Comunque, dicevo che anche io devo essere fatto male come tutti gli altri abitanti di questa sciagurata nazione. Anzi malissimo. Non ci piove. E non come quella volta che stavamo in vacanza a Miami io e la mia ex fidanzata, ospiti da suo cugino, e lui disse “non ci piove”, e appena messo piede fuori casa cominciò un diluvio universale a secchiate, che vengono giù solo da quelle parti col clima tropicale. Però è bello perché quando smette vanno tutti a fare surf, anche se il cugino della mia ex fidanzata si è beccato un morso da uno squalo, una volta, e quando siamo andati da lui a Miami zoppicava ancora un bel po’. Anche lui è uno stupido, come siamo stupidi tutti noi che abbiamo permesso all’uomo più stupido di questo paese di governarci. È diventato presidente, e io nemmeno mi ricordo quella volta per chi avevo votato, il mio Stato comunque è sempre fondamentale in queste cose, al telegiornale lo dicono praticamente subito, come hanno votato quelli di qui. Be’, ve lo dico io come hanno votato. Uno schifo. Perché adesso abbiamo un presidente che fa schifo e ce lo meritiamo anche, ce lo siamo scelto e ci rappresenta appieno. Rappresenta la nostra idiozia, la nostra demenza, chissà che avevamo in testa quando abbiamo votato. E poi tutte le volte che lo abbiamo ascoltato, e gli abbiamo creduto, l’abbiamo appoggiato. Qualcuno lo ha amato addirittura. Come la mia ex fidanzata ad esempio, lei si sarebbe sposata volentieri con lui, se non fosse già sposato, ma non credo che sia per questo che mi ha lasciato. Qualcuno, come il mio vicino di casa, a un certo punto si è arrabbiato, e ha applaudito a certi politici che prima lo sostenevano e poi lo hanno lasciato con le pacche nell’acqua. Ma è durato poco, si direbbe che sia stato solo un gioco tra loro, voltarsi le spalle per un momento, e dopo qualche tempo tornare a ridere insieme e andare a giocare a golf nei campi migliori. Grazie a noi cretini, gente come quella si può permettere i campi migliori, le mazze migliori, le palline migliori. Il presidente dei cretini poi si può permettere tutto quello che vuole, di qualsiasi gioco e praticamente di qualsiasi altra cosa. È ricco sfondato. E i soldi sono uno scopo nella sua vita quasi quanto la guerra. In questo io, che sempre sono un cretino, sono diverso da lui. Non ho un soldo e non amo le ostilità di nessun genere. Possibile che sia per questo che la mia ex fidanzata mi ha lasciato? Se è davvero per questo, meglio così, come si dice in questi casi. Pietra sopra. Meglio perderle che trovarle. Meglio soli che male accompagnati. La guerra, tanto per capirci, è un chiodo fisso del capo degli stolti, non smette mai di farla, nominarla, pubblicizzarla, elogiarla. È un vero maniaco, crea degli slogan per convincere tutti, e spesso devo dire che ci riesce. Usa con astuzia le parole odio, paura, nemici, sa dove colpire e tutti i cretini fanno grandi applausi; e poi sono costretti ad andarci davvero, in guerra, coi loro piedi e i loro corpi, e molto spesso succede che non tornano a casa, li rimandano chiusi nelle bare avvolti nelle bandiere a stelle e strisce. E la famiglia ritira il pacco e deve anche fare i funerali in pompa magna con gli altri soldati che a casa ci sono tornati e tutta una serie di militari e trombe, il presidente ama le cose sfarzose. La cosa più assurda è che quelle famiglie continuano a credergli, il lavaggio del cervello è completo, sono convinti che il loro figlio sia morto da eroe, pieno di orgoglio sul campo, e conservano nella vetrinetta in salotto la medaglia col suo nome scritto sopra, accanto all’argenteria. Come è successo al marito della mia ex fidanzata. Erano sposati da tre mesi quando l’hanno chiamato per andare a combattere per la sua patria. Ha dovuto anche ringraziarli dell’onore che gli avevano concesso. E come è successo anche al cugino della mia ex fidanzata, lo hanno fatto andare in guerra anche se aveva un piede zoppicante, non era abbastanza invalido, hanno detto, e pure lui ha dovuto ringraziare, prima di andare a morire pieno di orgoglio sul campo. Io ancora non ci sono andato, in guerra, ma comunque non me le bevo queste scemenze sul nemico e sul portare la pace nei paesi senza democrazia. Si porta la guerra, la guerra e la morte, e solo gli stupidi che nascono in questo paese di stupidi non riescono a capirlo. E quindi forse anch’io, che sicuramente un po’ stupido lo sono. Ma un poco la mia testa ragiona ancora per conto suo, per fortuna, dev’essere la parte di cervello che mi ha passato mio padre, che parlava di filosofia con le sue mucche e forse per questo si è salvato. O forse si è salvato perché è morto prima che questo paese cadesse così in basso, prima della conquista del potere da parte del re dei più stupidi della terra.
    5688 battute

    Gaia Rispoli

  8. Vertigoz 20 maggio 2008 a 01:21 #

    ops, il #2 era mio.

  9. anonimo 20 maggio 2008 a 01:25 #

    volevo dire:
    il #2 era il mio
    Francesco Rende

    (il commento precedente si può anche cancellare)

  10. anonimo 20 maggio 2008 a 01:31 #

    Nel 1955 sono nato a Los Angeles, in California. Non mi ero mai accorto prima di quante stupide persone abitassero il mio paese, e dire che di amici e conoscenti ne ho sempre avuti tanti, persone con le quali confrontarmi, con le quali discutere. Eppure solo dopo le ultime elezioni e dopo il governo del signor Bush mi sono accorto di quanto il mio paese sia un paese di stupidi e di tutto il male che stanno facendo non soltanto agli Stati Uniti, ma anche all’estero. Ieri sera parlavo con mio fratello, anche se beh, più che parlare ci stavo proprio litigando. “Non ti rendi conto – mi faceva lui – del bene che Bush ci sta facendo?”
    Ma quale bene, ma quale bene, qui abbiamo toccato il fondo. La cosa più preoccupante è sapere che c’è più della metà del paese che la pensa come lui. Ora, forse dopo tutto questo tempo e questi errori, qualcuno avrà pure cambiato idea. Ma non sono così sicuro. Ieri ho letto sul giornale – mentre ero al supermercato in fila alla cassa per comprare avete presente quella schiuma da barba di cui fanno quella pubblicità col bambino che imita il padre che si sta radendo sulla barca?esatto, quella – che da un sondaggio di un mese fa risulterebbe che quasi la metà di quelli che hanno votato Bush adesso lo odiano. Forse si sono resi conto della stupidità degli slogan che tira fuori, nemmeno mia nipote Marian di tre anni dice tali stupidate! Anche se beh, come bambina effettivamente lei è molto molto sveglia, lo dico sempre a mia sorella Carla e a suo marito Rod. Tanto è vero che il prossimo anno Marian andrà in una scuola speciale, di quelle un po’ chiuse ed esclusive che però hanno programmi scolastici per bambini particolarmente intelligenti. Dicevamo. Questa storia di diffondere la paura mi sembra quantomeno controproducente: in quale clima vivranno i miei figli? Già il più piccolo è così pauroso…secondo me è necessario creare un clima sereno e di reciproca fiducia, di rispetto, di comprensione. Non mi sono mai piaciute queste politiche basate sull’odio e la diffidenza, non portano a niente di buono. Un giorno, se avrò tempo, rimetterò mano a quell’articolo che scrissi all’università sul linguaggio politico tra le due guerre. Era interessante, e magari potrei integrarlo con uno studio sul linguaggio usato proprio da Bush in questi anni di governo. Tutti quegli slogan da venditore porta a porta mi mettono i brividi…magari, sentite, sarò esagerato io, però durante i miei viaggi in Europa mi sono reso conto di quanto queste parole di violenza siano accolte male. Prendete ad esempio quella volta che ero a Firenze (città splendida, un sono ad occhi aperti, giardini sole arte eleganza!), mi pare fosse il 2006. Bastava dicessi che ero americano, e subito mi iniziavano a guardare male. Ah, le volte che ho dovuto sostenere discussioni politiche con i miei vicini di stanza in albergo – due inglesi molto simpatici, Laura e Robert. Io davo loro ragione, certo, ma è difficile giustificare il tuo paese di fronte ai morti e alle guerre. In fondo, si sa che condividere la stessa bandiera implica certe volte la condivisione degli stessi difetti: forse anche io, come i miei concittadini, sono nel torto. Sono nel torto perché cerco di convincere sempre tutti, vorrei che tutti la pensassero come me, che fossimo tutti d’accordo. Non si può, perdo solo tempo, non arrivo a nessun risultato e faccio anche molta fatica, perchè io sono uno di poche parole.

    Chiara Balzani

  11. anonimo 23 maggio 2008 a 14:02 #

    D) Il logorroico della porta accanto
    Non credo di essere uno sprovveduto, per intenderci, – perché è sempre meglio spiegarsi per filo e per segno con le persone con cui si parla – un tipo che esprime giudizi affrettati sugli altri, o peggio ancora su come viene governato il suo paese. Sì, perché prima di rischiare un commento su qualsiasi cosa, e soprattutto su cose che possono riguardare gli altri – che ne so, per esempio sul perché Mel abbia scelto quelle decorazioni per l’albero di Natale, sul perché Joe abbia imbottito di carote e nient’altro il tacchino nel giorno del Ringraziamento, sul perché i Simpson preferiscono fare un miglio e mezzo in più per la spesa sebbene abbiano un supermercato più economico sottocasa, sulle reali possibilità dei Chicago Bulls di trovare una stella che valga un decimo di Michael Jordan, su tutto ciò che, insomma, riguarda gli altri e il mondo – beh preferisco informarmi, e bene, prima di pronunciarmi. E allora, dicevamo di questo nostro stimatissimo presidente. Sia ben chiaro, – e a me, lo sottolineo per chi non lo avesse capito, piace essere estremamente chiaro – con ‘stimatissimo’ non intendo assolutamente ridicolizzare il nostro caro presidente. È peraltro risaputo in paese che mio cognato Carl lo abbia sostenuto nell’ultima campagna elettorale, quella che ha vinto contro quell’altro, sì quello democratico, altro politico in gamba certo, per la mor del cielo. Pensate che suo cugino andava in classe con mia sorella Thelma, non ci crederete. Gran brava gente in quella famiglia, non tanto il cugino di cui vi parlo, un somaro al liceo, promosso di anno in anno grazie ai contributi economici che i suoi versavano nelle case scolastiche. Dicevamo del nostro presidente. Beh, non vorrei assomigliare all’uccello del malaugurio che svolazza con fare minaccioso sull’attuale governo. Tanto di cappello anche alla sua di famiglia, per cominciare. Grande uomo suo padre, politico sopraffine. Certo al lui, al padre del nostro caro presidente intendo, è sempre piaciuto sparare. Non che sia un guerrafondaio, quelli lì sono gli inglesi, tant è che ci hanno invaso senza chiedere nemmeno il permesso, e ce li siamo dovuti scrollare di dosso con fatica, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Dicevo del padre del nostro caro presidente, beh di baruffe in Medio Oriente o Africa – adesso non ricordo bene – ne sa più del figlio. Un’occhiata sbagliata, una cresta su qualche barile di petrolio, su qualche container di banane – bella questa eh? – e partivano portaerei, F16 e sommozzatori. Ne hanno fatti un mucchio di film di questo genere, li ricordate no? Top Gun, Tom Cruise, belle bionde, un paio di Ray Ban, qualche birra, due tiri a beach volley e poi su in cielo a inchiodare il nemico. Quelli si che erano bei tempi, ma adesso? E che dire di quelli venuti dopo il padre del nostro caro presidente e prima del nostro caro presidente? Si, Bill, Hillary e – come diamine si chiamava – sì, Monica. Forti quei tre al governo, una triade perfetta, capita la battuta sì, eh? Mia madre dice che non so trattenermi, forse è vero. Ma ci sono momenti in cui mi vengono delle battute da far crepare la pelle, e non posso tenerle per me. Beh, Bill a differenza del padre del nostro caro presidente era molto più socievole, più pacifico: un drink con Arafat, una puntatina in Israele, un saluto ai Russi, ma questa è un’altra storia, non vorrei proprio ammorbarvi. Di chi stavamo parlando. Ah sì, del nostro caro presidente. Beh, non male il nostro presidente, sputato identico al padre anche nel passo felpato – sembrano due cowboy a cui hanno rubato il bestiame –. Anche il fucile del nostro caro presidente è bello caldo, forse quasi come quello del padre. Sembra che giochi a Risiko con il mondo: “Io voglio i carri armati blu, – dice – e non pensate che la sorte decida per la mia corazzata l’obiettivo da raggiungere, l’obiettivo me lo scelgo da solo. Libero questo continente dalla dittatura, invado un po’ qua e là, mi estendo a sud est, conservo qualcosa da questa parte e, se mi stai simpatico, magari ti faccio arrivare secondo”. Ah, quasi mi sembra di vederlo, in salotto con l’elmetto e la mimetica come pigiama. Ehi, ma dove sono andati? Diamine, mi avranno mica preso per logorroico? Me lo dice sempre mia madre.
    4229 bcs

    Rocco Bellantone

  12. anonimo 23 maggio 2008 a 15:01 #

    Mettiamola così: sono nato in un paese di stupide teste di cazzo e, per associazione abbastanza immediata o, ad ogni modo, per determinismo genetico (un pensiero tranquillizzante e sgradevole allo stesso tempo), devo essere anche io una stupida testa di cazzo. Voglio precisare una cosa (anche se già la sai), e cioè che per paese, il mio paese, la mia patria insomma, intendo gli Stati Uniti d’America, ma anche, se preferisci, USA o semplicemente Stati Uniti o ancora States. Mentre per testa di cazzo non alludo certo a qualche parte corporea, bensì ad un modo di vivere la propria vita e di comportarsi; anzi, per dirla meglio, ad un modo di fare scelte: scelte del cazzo appunto. Una di queste scelte è stata quella di eleggere a re, presidente, autorità massima di questo paese una stupida testa di cazzo… Dimmi tu se non è una scelta del cazzo che solo delle teste di cazzo possono aver fatto. La stupida testa di cazzo che è stata eletta, governa con stupida pompa e maestà del cazzo (d’altronde non ci si potrebbe aspettare di meglio da una testa di cazzo di quel genere) e sembra destinata a rimanere per sempre in carica, sembra troppo lontano il momento in cui, finalmente, la stupida testa di cazzo si toglierà dalle palle (tanto per rimanere nell’ambito di metafore genitali). E pensare che in altri tempi, che non siano tempi del cazzo come questi, una stupida testa di cazzo come quella che governa adesso avrebbe lo stesso successo tra la gente dell’omino col badile che chiude la sfilata del circo (senza offesa per quel povero lavoratore circense; l’offesa è solo rivolta a Bush), ma forse avrebbe anche meno successo, per esempio, sarebbe considerata grande non più di una merda a pallina di pecora, che poi le pecore nel circo non ci sono, ma vabbé stiamo parlando d’altro. E così se ne andrebbe a farsi fottere quella mania di grandezza e quella maestà del cazzo di cui ho parlato prima. Il bello è che la stupida testa di cazzo, che ora se la comanda negli alti livelli politici e militari del paese (un imperatore praticamente, con tutto quel cazzo di potere e quella voglia di allargare i confini territoriali ed economici), è stato eletto da stupide teste di cazzo e sponsorizzato da altre teste di cazzo, insomma un’orgia di cazzoni tra i quali c’era qualcuno più intelligente che ha votato meglio (ovvero qualche altra testa di cazzo), ma che poi se l’è dimenticato con la sua memoria del cazzo o addirittura l’ha perdonato con la sua ottusità del cazzo e via di nuovo queste cazzate del bravo presidente che fa il bene della nazione. Quella stupida testa di cazzo, eletto e amato dalle stupide teste di cazzo, se ne sta lì a rincorrere guerre e soldi e a macellare la nostra lingua mentre si mastica la guancia e inquina l’aria con slogan del tipo SE NON HAI UN NEMICO, TROVATENE UNO E NEL DUBBIO COLTIVA LA PAURA E L’ODIO. Insomma dopo l’Undici Settembre la vita gli è andata una favola, ha avuto la guerra che tanto ama e si è messo a rincorrere i soldi e il potere (così fortemente collegati tra di loro) che ama ancora di più. In verità quest’ultimo doveva essere un obiettivo segreto, ma non ci è voluta molta fantasia a capire come la pensa. Comunque, tornando agli slogan, il mio preferito tra quelli non utilizzati è SIAMO NOI CONTRO DI LORO, PECCATO CHE NON SIAMO TUTTI NOI.
    Che poi, lo so che l’ho già detto, anche io sono una stupida testa di cazzo, se non altro per la semplice ragione che ti sto dando della stupida testa di cazzo, e mi aspetto che tu continui a leggere, e per aver scritto questo brano pieno di stronzate.
    Luca Tozzi

  13. anonimo 23 maggio 2008 a 15:42 #

    Ebbene sì, lo ammetto, sono nato in paese di emerite teste di cazzo, che vivono solo per sé stesse e che si credono pure le migliori del mondo. È vero, è vero, niente da ridire. Anch’io me ne sono accorto sapete? Non è che ho i paraocchi! Anzi so benissimo che è così; è trasparente come l’acqua che siamo un paese di merda e soprattutto che siamo governati da un idiota che, diciamolo pure, impariamo a essere sinceri, sembra anche avere qualche problema di ritardo mentale. A dire il vero non è che faccio proprio i salti gioia quando penso che sto nelle mani di una testa di cazzo di tali stratosferiche proporzioni! Anzi mi prende pure l’ansia! Un’ansia spaventosa, soprattutto se mi fermo a immaginare cosa può ancora fare, a dove può e vuole ancora spingersi prima di abbandonare la sua amata poltrona che ha scaldato, a mio avviso, per troppi anni. Ma dico: lui non sta bene; ok, d’accordo. Poverino, che si faccia curare. Ma la gente che lo ha eletto? E per ben due volte? Ne vogliamo proprio parlare?Hanno problemi pure loro a questo punto. Non era bastato un mandato per fargli capire che forse era meglio toglierselo dalle palle, che forse era un tantinello pericoloso per il prossimo? No! Riprendiamocelo, forse alla seconda andrà meglio.
    Ormai sono convinto che qui sia impazzita se non tutta, almeno una buona parte della popolazione; dico sul serio. Capisco chi lo ha sempre sostenuto, chi ha creduto nella sua politica dedita alla guerra e a una pseudo – democrazia da esportare con metodi non proprio pacifici e ortodossi in tutto il mondo sin dall’inizio, ma chi ha dimenticato, o ha finto di dimenticare ciò che ha fatto e lo ha perdonato dandogli la possibilità di governare un’altra volta?Ci divento matto dietro ai grandi misteri della mente umana, sul serio. Abbiamo eletto, anzi rieletto (abbiamo perché anch’io sono americano) un uomo che pensa solamente ai soldi e a giocare alla guerra; che va in giro a fomentare l’odio e a creare un clima di costante terrore nella popolazione. Siamo un popolo fondamentalmente masochista; non c’è altra spiegazione. Forse, inconsciamente ci piace vivere nel terrore di un nuovo possibile e imminente attentato o mandare a morire dei poveri ragazzi che credono in una libertà e in una democrazia che…boh! Esistono veramente? Me lo chiedo tutti i santi giorni mentre sto davanti alla televisione e guardo il telegiornale. Sì, perché lo guardo ancora; forse sono solo un ottimista che spera un giorno di accendere quest’aggeggio infernale foriero solamente di sventurate notizie e di sentire il cronista annunciare la fine della guerra e la cacciata a pedate del testa di cazzo dalla sua cara vecchia Casa Bianca. Ma questa è solo la speranza di un povero testa di cazzo, che vive circondato da milioni di teste di cazzo in un paese del cazzo e che sta dando del testa di cazzo a qualcuno che sta leggendo le sue parole con la speranza che continui a farlo.

    2917 bcs

    Azzurra Carnesi

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