22 Gen

B) Igienista. Un convinto e malato igienista. Minimo 2500 bsi;

2 Risposte to “”

  1. fmnassisi 22 gennaio 2008 a 18:31 #

    A volte la notte non riesco a dormire. Nonostante le lenzuola siano fresche e immacolate di bucato, e siano state protette tutto il giorno dal copriletto rimboccato alla perfezione, è come se qualcosa mi impedisse di prendere sonno. Allora mi alzo, faccio una doccia bollente, frizionandomi con vigore ogni angolo di pelle: la mia spugna è perfetta, ruvida, mi lascia segni evidenti di come ogni impurità venga allontanata dal mio corpo reso vulnerabile dai vapori. Mi asciugo, il mio accappatoio è bianco, appena lavato: lo cambio ogni volta che faccio la doccia. Poi, decido di uscire e guidare un po’: la mia macchina mi dà sicurezza, è igienizzata da una serie di filtri speciali per l’aria che ho fatto installare dal mio meccanico di fiducia: li ho fatti arrivare direttamente dagli Stati Uniti, danno una percentuale di pulizia dell’aria all’interno dell’abitacolo che è quasi pari al cento per cento. Mi sono costati un occhio della testa, ma non potevo fare diversamente, dovevo essere sicuro di poter respirare senza timore. Del resto, guidare è ormai l’unica attività che faccio, e voglio farla nell’ambiente più pulito possibile. Non voglio più correre il rischio che mi succeda la cosa terribile che mi è accaduta quando ancora mi arrischiavo a frequentare luoghi pubblici. Mi si accappona la pelle solo a ripensarci. Quella piscina immonda, colma di scorie, sono stato imprudente. Dovevo accorgermene la prima volta che ho visto quella gente ammassarsi senza nessun timore, passarsi il bagnoschiuma nelle docce, darsi pacche sulle spalle nude, dovevo capirlo guardando i loro occhi arrossati, la loro pelle rovinata. Giusto le ragazzine ventenni parevano divertirsi, ma stavano sempre per conto loro, non so se per maleducazione o timidezza, di fatto erano le uniche persone allegre lì dentro. Avevo preso informazioni prima di decidermi a frequentare quel posto, mi avevano detto che era pulitissimo, che la piscina veniva svuotata e igienizzata con una frequenza raddoppiata rispetto agli altri centri sportivi. E ci sono andato usando mille precauzioni: ciabatte nuove di zecca fatte apposta per proteggere l’intero piede da qualsiasi contatto, asciugamani puliti a ricoprire ovunque mi fossi eventualmente poggiato, dalle sedie degli spogliatoi alle panche a bordo piscina mentre attendevo di tuffarmi, sapone anallergico e antibatterico ogni volta che facevo la doccia, stando attento a non toccare inavvertitamente le pareti o i rubinetti, che aprivo e chiudevo con le mani protette da guanti di lattice, di cui avevo fatto scorta e che conservavo nel mio armadietto, ripulito da me personalmente prima di metterci tutte le bustine trasparenti in cui conservavo le mie cose. Eppure, tutto questo non è bastato a proteggermi dall’acqua, e del resto non avrei potuto certo nuotare indossando una muta, anche se il mio costume era comunque una tutina come quelle che usano certi nuotatori. Insomma, sono stato contaminato: un fungo, un Mulluscipoxvirus, che dall’acqua non pura mi ha infettato. È stato tremendo, tremendo: quel nido di batteri che mi infestava la carne, ho giurato a me stesso che, se ne fossi uscito, mai più mi sarei lasciato coinvolgere da simili idiozie. E così, una volta guarito, mi sono dedicato alle macchine sportive: ne prendo una per sei mesi al massimo, la tiro a lucido, la doto di tutti i filtri di aereazione necessari a assicurarmi protezione dagli agenti esterni, metto i deodoranti antibatterici, passo l’aspirapolvere ogni volta prima di entrarci e pulisco tutti i comandi con una salviettina igienizzante. Ma anche in questo caso ho commesso un errore: per un periodo, ho comprato le macchine in società con un tizio, ma lui me le riportava appestate dal fetore del suo mezzo toscano, che si ostinava a fumare in auto nonostante il mio divieto. Stavolta, però, ho potuto riparare allo sbaglio: ho mandato al diavolo il tipo, ho smobilitato alcuni miei investimenti e adesso le macchine le ordino da solo: ormai ho capito che non esistono persone in grado di capire quanto sia fondamentale la pulizia, la mancanza di contaminazione, e io non posso e non voglio aver niente a che fare con gente così, né nel lavoro, né nella vita.

    4175 bsi

  2. anonimo 22 gennaio 2008 a 20:02 #

    Di notte, con il silenzio, riesco a sentirli. Acari, batteri, virus, ogni tipo di infido germe. Si annidano nel mio materasso, nelle mie lenzuola, nel mio cuscino. Si moltiplicano, ronzano, giuro, io li sento. Piuttosto che rimanere a rigirarmi in questo stato, preferisco uscire e farmi un giro, la macchina è stata all’autolavaggio proprio oggi. Guidare mi piace. Praticare qualche altro genere di attività sportiva mi farebbe bene, ma non è proprio per me. In palestra, tutta quella gente sudaticcia, tutti a usare gli stessi attrezzi, tutti stesi sugli stessi tappetini, per non parlare delle docce…se le lavano una volta al giorno è già tanto. Non puoi appoggiare una cosa da nessuna parte, è sporco dappertutto Tempo fa ho provato ad andare in piscina, ovviamente ho dovuto smettere subito. Non c’è niente di peggio delle piscine: tutti in ammollo nella stessa acqua, innanzitutto. Le cuffie saranno anche obbligatorie, ma si trovano capelli dappertutto, e questo è quello che si vede, figuriamoci quello che non si vede. Ai bordi della vasca, e sotto le docce, in quell’acqua putrida e stagnante, prolifera ogni genere di fungo. E poi gli occhi si arrossano, la pelle si screpola, le difese immunitarie calano…e infatti un fungo me lo sono preso pure io. È vero, è pieno di ragazzine ventenni, carine, allegre. Ma avete idea di quanto siano promiscue le ragazzine d’oggi? Ne conosci una, magari ti piace, e poi? Come minimo, ti ritrovi con l’herpes labiale e tre o quattro malattie veneree. No, grazie, preferisco le macchine sportive: ne cambio una ogni sei mesi. Così gli acari della polvere non hanno il tempo di proliferare. Poi la porto a lavare almeno una volta alla settimana, per stare tranquillo. Di solito in macchina ci vado da solo, preferisco non avere passeggeri. Ma, per le occasioni in cui qualcuno deve proprio venire in macchina con me, ho comprato dei meravigliosi coprisedili in plastica, monouso; sono grandiosi, non resta scoperto nemmeno un centimetro quadrato. Nemmeno la parte su cui poggia la testa. E poi si mettono e si tolgono proprio facilmente. Quando la sera torno a casa, prendo un paio di guanti in lattice monouso, stacco il coprisedile e lo butto in un cassonetto, cercandone uno già aperto, non mi piace dover toccare la maniglia per aprirlo. Dopo spruzzo il mio deodorante spray dappertutto, e infine, ovatta e alcool alla mano, una bella passata dove poggiano i piedi autista e passeggero. È vero, l’odore di alcool resta nell’abitacolo per qualche giorno, ma a me non dà fastidio. Comunque, non mi piace che altra gente stia in macchina con me o nella mia macchina senza di me, tocchi le cose che devo toccare anche io, magari starnutisca o tossisca senza coprirsi la bocca… Infatti, all’inizio prendevo le macchine in società con un altro tizio, ma la cosa è durata poco. Oltretutto, fumava il toscano. L’odore del toscano in macchina è davvero insopportabile. L’odore dell’alcool, invece, è così, direi, rassicurante.
    (2966 bsi)

    Caterina

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