6 Ago

Esercizio C: onirico. Linguaggio dilatato, evanescente. Massimo 210 parole.

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3 Risposte to “”

  1. anonimo 6 agosto 2006 a 20:17 #

    Nel ventre della serpe di metallo, sospeso nel beccheggio foderato, il viaggiatore liberò il collo dalle spire pruriginose della sciarpa e sfilando i guanti – uno alla volta, con elegante leggerezza – respirò intorno, galleggiando nel piacere preventivo dell’attesa. Nella penombra dei residui della notte che lenta, scodando via senza rimpianti, sfumava dentro il chiarore del nuovo giorno, ardeva una sigaretta, luce dall’anima di nicotina. La silohuette dell’uomo, alonata di fumo, una macchia nella semioscurità nebbiosa, si stemperava nel sedile, e sprofondava confusa.
    Le palpebre del viaggiatore, grevi di sonno, sfarfallarono sulla nebbia che ancora stagnava nella carrozza, e l’uomo era il bambino che filava in un campo di grano, mare d’oro nel mattino dipinto, le braccia ali d’aeroplano e l’azzurro, l’azzurro divenne blu e il blu maturò in nero e il bambino era l’uomo e operai e studenti e impiegati furono dentro il tremolio delle palpebre, a forzarle.
    L’azzurro – del cielo – nel cielo. Il sole. Un palpitare nell’azzurro – cuore giallo – i suoi raggi carezze pulsanti sul nuovo giorno.
    (Mirko Sabatino)

  2. anonimo 7 agosto 2006 a 15:44 #

    La grossa biglia di ferro rotolò mollemente lungo la sua strada ferrata e, intrisa di sbadigli mattutini sbuffò mollemente. L’uomo fece scintillare tra le sue dita la prima sigaretta della giornata che squarciò per un istante la pellicola invisibile dell’oscurità. La inspirò lentamente godendosi gli ultimi momenti di mesta solitudine che avrebbe passato con la vecchia signora Carrozza. Poi, invitante come un abbraccio, il pesante sedile si fece ad un tratto morbido e suadente abbraccio, e l’uomo si abbandonò ad un breve riposo. Aprì gli occhi mentre il sole bisbigliava un sommesso buongiorno e, con gli occhi ancora impastati di sonno, stirò i suoi pensieri e l’indossò per un nuova giornata.

    V.F.

  3. anonimo 9 agosto 2006 a 22:29 #

    Ecco sì, mi pare di ricordare che mi spogliavo, sì toglievo sciarpa, guanti e forse il cappello. Ricordo del fumo, ah era la sigaretta, comparsa così per caso tra le dita. Scolpito però è il sapore delizioso di quel primo assaggio del quotidiano piacere.
    Tenui rumori nella caligine mattutina, l’arrivo di una persona poi un’altra, facce annotate nel tempo. Chi c’era? Ah lavoratori della terra o forse discenti. Mi pareva fosse giovedì o piuttosto un altro giorno. Ricordo il sopore di quel tempo e il progredire lento del mezzo. Una piccola cittadina e poi i campi invasi dal chiarore albeggiante e terso del primo mattino. Mi sovviene il desiderio di tendere le membra, il piacere dello sciogliersi del cuore al sole, di colpo velato dall’incombere dell’ordinario impegno.
    Cosa ancora? la reminescenza di un copricapo su di un seggio, segno dell’impegno da onorare con il piccolo Francesco.
    (Serena Cattani)

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