15 Nov

Esercizio A: stesso tono, stesso stile ma in massimo 101 parole;

17 Risposte to “”

  1. anonimo 17 novembre 2003 a 01:29 #

    Edimburgo. La prima volta fu con una prostituta. Dieci scellini, in un rifugio antiaereo. Né visto né pensato mai a cosce così brutte: un fiammifero illuminava le pallide natiche cadenti sui gradini, l’ombelico scoperto, una caverna tra le cosce… me appeso al suo sedere come un grumo di ragnatela. Me lo sfregò brusca, con le mani imbrattate di saliva, come mia madre il fazzoletto sulla faccia. Come si gratta la testa. Lui mostrò le fauci.
    In fretta, sui gradini freddi, fuori pioggia e frusciare di gomme. Sulle cosce il vento.
    Finito il fiammifero, il suo ventre scivolò morbido sotto il mio.
    stefano

  2. sand 17 novembre 2003 a 10:04 #

    La mia prima volta fu con una prostituta, a Edimburgo. Le sue cosce flaccide, il suo sesso così penoso. Avvenne in un rifugio anti-aereo, pioveva. Me lo bagnò con la sua saliva, così come faceva mia madre quando doveva pulirmi velocemente la faccia. Me lo frizionò con violenza, come se dovesse liberarmi da un fastidioso prurito. Mi disse di fare presto. Mi distesi su di lei, affondando nel suo morbido e umido ventre. Avevo freddo, ed era buio. Il mio fiammifero s’era spento. Mi sbrigai.
    (lucio, del corso di napoli)

  3. anonimo 24 novembre 2003 a 14:52 #

    La prima volta che feci l’amore fu con una prostituta. A Princes Street, Edimburgo. Dieci scellini per pochi minuti in un rifugio antiaereo. Non me l’ero immaginata così la mia prima volta. Le cosce spalancate che facevano del suo inguine una caverna alla luce tremolante di un fiammifero. Cominciò a sfregarmelo bruscamente con le mani imbrattate di saliva, con la stessa intensità con cui le persone si grattano la testa. Mi disse di sbrigarmi, perché aveva freddo. E lui si sbrigò. Mi allontanai da quello squallore cercando di dimenticare i dieci scellini pagati per farlo.
    nunzia

  4. anonimo 25 novembre 2003 a 12:20 #

    La prima volta fu con una prostituta. A Princes Street, Edimburgo, in un rifugio antiaereo, per dieci scellini. Lei mi si offrì: aveva brutte gambe e natiche flaccide; io avevo freddo. Non me l’ero immaginato così.
    I preliminari furono sbrigativi e per niente eccitanti. Quando, nonostante tutto, fu pronto per l’uso, lei mi chiese di sbrigarmi. Faceva freddo, pioveva e tirava vento. Lei si sdraiò per terra, io affondai dentro di lei.
    (A.)

  5. anonimo 28 novembre 2003 a 22:56 #

    La prima volta, feci l’amore con una prostituta. Pochi minuti in un rifugio antiaereo. Mai l’avevo immaginata così, alla luce di un fiammifero: le natiche flaccide, le cosce brutte aperte a fare del suo inguine una caverna. Me lo frizionò con le mani imbrattate di saliva come faceva mia madre sulla mia faccia quando andavamo a trovare qualcuno. Mi disse di sbrigarmi. I gradini di pietra erano freddi e sentivo il vento contro le mie cosce nude. Nella quasi totale oscurità del rifugio mi distesi su di lei e sentii il suo ventre che affondava, morbido e umido, sotto il mio.(mariangela margiotta)

  6. anonimo 2 dicembre 2003 a 00:08 #

    A) Edimburgo: la mia prima volta fu con una prostituta. Rapido, economico, in un rifugio antiaereo. Impossibile immaginarla: cosce orrende, poca luce, natiche flaccide e pallide sui gradini, quasi nuda, l’inguine caverna fra le cosce spalancate, un fiammifero illuminava il sesso penoso, ragnatela appesa al sedere piatto e al suo monte di venere; me lo sfregava, così mia madre mi puliva la faccia quando andavamo da qualcuno: brutale come grattarsi la testa. Ha reagito mostrandole le fauci rosa. Fuori pioveva, le gomme frusciavano sull’asfalto bagnato. Vento sulle cosce. Buio. Mi distesi su di lei e il ventre morbidamente fresco mi affondò sotto. (deborah pirrera)

  7. anonimo 3 dicembre 2003 a 10:31 #

    La mia prima volta fu con una prostituta. Edimburgo, dieci scellini per qualche minuto in un rifugio antiaereo. Alla luce di un fiammifero vidi le sue brutte cosce, aveva la sottana sollevata fino all’ombelico. Le sue natiche flaccide sui gradini di pietra contro il mio sesso flaccido squallidamente appeso. Me lo sfregò e le lo frizionò per farlo svegliare, poi mi disse di sbrigarmi. Sentivo il vento della notte sulle mie gambe nude. Il fiammifero si spense. Nella totale oscurità mi distesi sul suo ventre fresco, morbido e umido.(Barbara P.)

  8. anonimo 4 dicembre 2003 a 16:31 #

    La mia prima volta fu con una prostituta, nel freddo di uno squallido rifugio antiaereo di Edimburgo. Per dieci scellini, alla luce fioca e tremolante di un fiammifero, il mio sesso vibrò di un amore umido e sbrigativo. Consumando così, tra le cavità decadute di quella donna sgualcita dal tempo, gli ultimi miasmi di una infante verginità.
    (Antonio Tiso)

  9. anonimo 4 dicembre 2003 a 21:52 #

    La prima volta che feci l’amore fu con una prostituta di Edimburgo. Pochi minuti in un rifugio antiaereo. Guardavo le sue cosce orrende, le natiche flaccide, la squallida caverna dell’inguine. Un primo atto di sesso penoso. Cominciò a sfregarmelo con le mani imbrattate di saliva. Mia madre mi puliva la faccia così, con un fazzoletto, quando andavamo a far visite. Lui s’è svegliato mostrando le fauci rosa. Mi disse di sbrigarmi. Dalla strada veniva il rumore della pioggia e il frusciare delle gomme sull’asfalto. Mi distesi su di lei e sentii il suo ventre affondare, morbido e umido, sotto il mio.
    Lidia Galimberti

  10. anonimo 10 dicembre 2003 a 19:46 #

    Prima volta di sesso volgarmente inteso. Giaccio con una prostituta in rifugio antiaereo scozzese. Dieci scellini, pochi minuti. Un fiammifero brucia le sue cosce spalancate, brutte. Vedo dentro l’inguine una caverna mentre la sottana sale. Le mie mani sulle sue natiche flaccide premono sui freddi gradini. Me lo prese, lo sfregò bruscamente, frizionandolo come se grattasse. Lui si rizzò. Le mani umide di saliva sembravano il fazzoletto umido che mia madre mi sfregava in faccia quando uscivamo. «Sbrigati» disse. Vento sulle cosce. Buio improvviso, gradini gelati. Pioveva. Udivo le gomme delle auto sull’asfalto bagnato. La presi. Aveva un ventre morbido e umido.
    Alessandra Perrone F.

  11. anonimo 11 dicembre 2003 a 01:20 #

    La prima volta fu con una prostituta. In un rifugio antiaereo di Edimburgo. Soldi per delle natiche flaccide illuminate da un fiammifero tremolante. Sopra gradini di pietra una gonna sgualcita mi offriva cosce spalancate e un inguine grumoso su cui aggrapparmi. Mi disse di sbrigarmi mentre lo sfregava con le mani bagnate di saliva. Stesso movimento di mia madre con il fazzoletto bagnato sulla mia faccia, prima di entrare a casa di qualcuno. Me lo frizionò e lui rispose. Buio. Sopra, i fruscii freschi della notte e la pioggia sottile. Sotto di me, il suo ventre umido, morbido, affondato.Elvira Blasi

  12. anonimo 12 dicembre 2003 a 20:50 #

    Edimburgo e una prostituta, la prima volta che facevo l’amore. Pochi minuti in un rifugio. Sui gradini, con un fiammifero, mai viste cosce così brutte, flaccide. La sottana sollevata, le cosce spalancate: una caverna. Il fiammifero incerto e io accartocciato come una ragnatela. Cercò di risvegliarmelo con le mani, con la saliva, come si pulisce un volto. A grattarlo come una testa. Si è svegliato, lui. Sulla strada pioveva, si sentiva dalle auto. Facevo in fretta: i gradini erano freddi. Nell’oscurità, affondai nel suo ventre.
    W. Noir.

  13. anonimo 20 dicembre 2003 a 15:19 #

    La prima volta che feci l’amore fu con una prostituta. A Princes Street, Edimburgo. Dieci scellini per pochi minuti in un rifugio antiaereo. Non me l’ero mai immaginato così, alla luce di un fiammifero. Le sue cosce brutte, spalancate, facevano del suo inguine una caverna dove consumare questo primo atto di sesso penoso.
    Lei cominciò a sfregarmelo con le mani imbrattate di saliva, poi me lo frizionò. Lui si è svegliato. Mi disse di sbrigarmi. Fuori cadeva una pioggia sottile. Il fiammifero si era spento. Così, nella quasi totale oscurità, mi distesi su di lei.(gabriellariso)

  14. anonimo 21 dicembre 2003 a 19:54 #

    La mia prima volta fu con una prostituta. Non l’avevo immaginata così, alla luce di un fiammifero, le sue natiche flaccide, le cosce spalancate, l’inguine come una caverna, sesso penoso e squallido come un grumo di ragnatela appeso al suo monte di venere.
    Me lo sfregava come faceva mia madre quando mi puliva la faccia sporca con le dita bagnate di saliva. Le sue fauci rosa si sono svegliate. Mi disse di sbrigarmi. Fuori pioveva e il vento aveva spento il fiammifero. Nell’oscurità mi distesi su di lei e sentii il suo ventre che affondava, morbido e umido sotto il mio. (annalisa montanaro)

  15. anonimo 4 gennaio 2004 a 10:13 #

    Princes Street, Edimburgo. Dieci scellini a una prostituta per pochi minuti in un rifugio antiaereo. Mai avrei immaginato così la mia prima volta, alla luce di un fiammifero, le natiche sui gradini di pietra, la sottana alzata fino all’ombelico, due brutte cosce spalancate, lo squallore.
    Me lo sfregò con le mani sporche di saliva, poi lo frizionò stancamente. Quando lo vide svegliarsi mi disse di sbrigarmi. I gradini erano freddi. Pioveva, sentivo le gomme frusciare sull’asfalto bagnato e il vento notturno sulle cosce nude. Nella quasi oscurità del rifugio mi distesi su di lei e il suo ventre mi accolse. (Paola Biribanti)

  16. anonimo 15 febbraio 2004 a 15:06 #

    La prima volta fu con una prostituta. Niente era come me l’ero immaginato, la pioggia, il freddo, la scomodità di quel rifugio antiaereo, e lei. Le sue natiche flaccide sui gradini, la sottana sollevata, e le cosce più brutte che avessi mai visto, spalancate su un inguine triste e rappreso come un grumo di ragnatela.
    Me lo sfregò con lo stessa delicatezza che si usa nel grattarsi la testa, ma lui si svegliò comunque. Il fiammifero si spense, mentre lei mi diceva di sbrigarmi, così mi distesi, affondando nel suo ventre morbido e umido che cedette sotto il peso del mio.

  17. anonimo 1 aprile 2005 a 13:08 #

    La mia prima volta fu rapida, con una prostituta. Un rifugio antiaereo, a Edimburgo. Mai viste cosce così brutte né immaginato un fiammifero come luce, le natiche flaccide sui gradini, la sottana sollevata, le gambe spalancate, un atto penoso, appeso a un sedere piatto e un monte di venere come una ragnatela.
    Cominciò a sfregarmelo e insalivarmelo intensamente, come mia madre, col fazzoletto sulla mia faccia, quando facevamo visite. Lui si svegliò. Sbrigati, disse. Faceva freddo. Sopra pioveva, sentivo le gomme frusciare, il vento contro le cosce. Il fiammifero si spense. Mi distesi sul suo ventre che affondava umido sotto me.

    man.

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