15 Nov

Esercizio D: Igienista convinto. Massimo 200 parole;

Annunci

20 Risposte to “”

  1. anonimo 17 novembre 2003 a 01:38 #

    Il primo rapporto sessuale lo ebbi con una donna a pagamento. A Princes Strett, Edimburgo. Dieci monete, cosa c’è di più sporco di una moneta, per qualche minuto di incoscienza in un bunker di sicurezza. La luce del fiammifero non mi permetteva di osservare la specie animale che avevo di fronte: le cosce erano brutte, notai che non erano sporche, le natiche smagliate e a buccia d’arancia, la sottana aveva i bordi lisi e tra le gambe una macchia nera (trattenevo il respiro temendo l’odore). Il contatto fu ripugnante, mi tenevo a lei solo per non avere un mancamento.
    Cominciò a massaggiare il mio pene a mani nude, contaminate dalla saliva, forse infetta. Come mia madre faceva con il fazzoletto immacolato per nettare il mio volto. Mi frizionava come per battere un accesso di prurito. Il mio sesso riacquistava la sua funzione erettile, il prepuzio doveva essersi arrossato. Lei aveva fretta, io pensavo al profilattico. Sentivo la pioggia. Seduto sui gradini freddi, il vento sulle gambe: con i calzoni calati rischiavo un raffreddamento, e poi l’influenza. La luce venne meno: la sentivo affondare sotto il mio ventre, molle, umida di un madore purulento. Che schifo!

  2. sand 17 novembre 2003 a 10:08 #

    Nel momento in cui entrai dentro la sua vagina, seppi già che non l’avrei fatto mai più. Quella signora era così umida, e sporca. E dire che avrebbe dovuto essere una professionista! Era la mia prima volta, quella, e certo non mi sarei mai aspettato quella puzza nauseabonda. Certo avrei dovuto tirarmi indietro nel momento in cui si sputò in mano e toccò il mio pene. Intollerabile. Mi ricordò quando mia madre mi lavava la faccia con la sua saliva. L’avevo sempre odiato quel suo modo di fare. Avesse usato almeno il sapone! Quella signora, che avevo peraltro pagato 10 scellini e si sarebbe dovuta almeno profumare, mi stava procurando delle escoriazioni non indifferenti. Per non parlare del posto! Era freddo, e sporco. Inoltre avrei dovuto portarmi un accendino, così avrei visto meglio quegli orrendi insetti che sentivo pullulare sul pavimento. Introdussi il mio membro nel suo utero (il suo ventre era così flaccido!) e mi accorsi che non doveva curare la sua igiene intima da parecchio tempo, quella signora. Feci in fretta e scappai via, se fossi stato solo un minuto in più in quel posto mi sarei preso un raffreddore, come minimo. Certo, questo a voler essere ottimisti! (lucio)

  3. anonimo 24 novembre 2003 a 14:54 #

    Decisi di perdere la mia verginità: ne andava della mia salute, se avessi continuato ad aspettare avrei potuto sviluppare qualche grave patologia. Ma non conoscevo nessuna che potesse garantirmi un livello di sicurezza accettabile. Pensai che una prostituta data la sua professione dovesse per forza di cose stare attenta all’igiene. Errore madornale! Quella puttana di Edimburgo era la più trasandata e sporca che avessi mai visto. Ma lui ormai era pronto a compiere il sacrificio e fermarlo avrebbe potuto causarmi danni peggiori. Nel buio di un vecchio rifugio antiaereo alla tremolante luce di un fiammifero vedevo il suo sesso aprirsi come una caverna umida, viscida. Avrei voluto sterilizzare tutto. La sua sottana era sgualcita, tirata su a mostrarmi delle natiche flaccide, pallide. Aveva freddo e per questo aveva fretta. Il fiammifero si spense e nel buio diedi sfogo al mio bisogno. Scappai via. A casa mi lavai per non so quanto tempo e giurai a me stesso che non lo avrei mai più fatto senza prima accertarmi delle condizioni di salute della donna con cui volevo congiungermi. E sempre, dopo aver fatto insieme una doccia.
    nunzia

  4. anonimo 28 novembre 2003 a 22:59 #

    La prima volta fu con una prostituta. Durante la guerra, ero giovane… ma mica c’erano tutte queste malattie, se no figurati… andammo in un rifugio antiaereo: faceva davvero schifo, ma almeno – avendo solo un fiammifero – nell’oscurità non potevo guardarmi attorno. E poi lei…! Fu disgustoso… Vedevo quelle sue natiche flaccide dal colorito malaticcio, poggiate sui gradini di pietra, senza che neanche ci mettesse qualcosa sotto…
    Me l’ha preso così, con le mani sporche, dopo essersele pure leccate: poi l’ha frizionato energicamente, vidi il mio glande rosa, così lucido, così pulito, che si protendeva ignaro delle contaminazioni cui andava incontro. Mi stavo eccitando, ma non potevo evitare di sentirmelo bagnato della sua saliva: era lo stesso fastidio che non potevo dire a mia madre, quando mi sfregava sulla faccia un fazzoletto bagnato della sua saliva prima di una visita. Ancora mi sembra di sentirne l’odore sulla pelle.
    Mi disse di sbrigarmi. Udii la pioggia e lo stridere dei pneumatici sulla strada, sopra di noi: mi sentivo un topo di fogna in procinto di accoppiarsi. La mia pancia aderì a quel suo ventre molle e viscido: il brivido che sentii non fu per il vento contro le mie cosce nude.(mariangela margiotta)

  5. anonimo 2 dicembre 2003 a 00:11 #

    D) Il mio primo rapporto è stato con una infermiera. A Princes Street, Edimburgo. Dieci scellini per pochi minuti in una sala disinfettata di un laboratorio di analisi. Cosce asettiche, inimmaginabile, luce al neon, natiche immacolate, bianche poggiavano su delle garze sterili, il camice sollevato sino all’ombelico, l’inguine profumato fra le gambe aperte, la luce a neon rischiarava a giorno la scena, appeso al suo sedere e al suo pube come un guanto alla mano. Cominciò a sfregarmelo solo dopo essersi lavata le mani, come mia madre mi puliva il viso con dei fazzoletti imbevuti quando andavamo a trovare qualcuno. Me lo frizionò con la stessa intensità con cui ci si strofina con il guanto di crine durante la doccia. Lui ha reagito. Mi disse di sbrigarmi. La garza le aderiva al corpo. Sopra gli idranti pulivano la strada, leggero il frusciare delle gomme sull’asfalto bagnato. Sentivo il suo alito fresco di dentifricio sulle me cosce nude. Il neon si spense. Nella quasi totale oscurità della sala mi distesi su di lei e la possedetti, attento a non sporcare. (deborah pirrera)

  6. anonimo 3 dicembre 2003 a 10:34 #

    I suoi amici lo avevano convinto. In quel rifugio lo aspettava la miglior topa di Edimburgo. Lui non lo aveva mai fatto. Fin da piccolo sua madre, fervente cattolica, aveva deciso di sacrificarlo all’altare delle sue manie, educandolo attraverso i sacri principi dell’ascetismo e della purezza, letteralmente intesa. Poi era arrivata la guerra. Ora Alexander era lì, con i dieci scellini che gli aveva infilato in tasca chi, prima di lui, aveva scoperto e apprezzato le gioie del sesso a pagamento.
    Non aveva mai visto una cosa del genere, si ritrovò in un capannone semi buio, davanti a una donna vestita solo di una sottana di pessima qualità, e a suo dire nemmeno ben stirata, che se ne stava seduta a pelle su dei gradini sudici, in una posizione quantomeno ambigua. Oltre vent’anni di maniacale educazione e dedizione all’ossessiva compostezza gli piombarono addosso come un macigno, tanto da bloccargli qualsiasi tipo di erezione. Lei si sputò tra le mani, o mio Dio!, e gliele mise in mezzo alle gambe. In preda a una crisi d’identità pensò a sua madre, a quando da bambino bagnava con la saliva il fazzoletto per poi pulirgli il viso.
    Non capì più niente e le si buttò addosso a peso morto.
    (Barbara P.)

  7. anonimo 3 dicembre 2003 a 12:18 #

    Il primo rapporto sessuale l’ho avuto con una donnaccia. Il mio corpo, giunto al giusto grado di maturazione fisica e psichica lanciava chiari segnali del suo bisogno. Ho comprato i profilattici e affittato una stanza in un albergo vicino alla farmacia di turno. Ho portato lì la prostituta che avevo scelto senza badare troppo all’aspetto: m’interessava solo che fosse sana e che non portasse smalto sulle unghie. Aveva infatti cosce grassocce e sedere piatto: probabilmente non era mai andata in palestra. Ho preteso che facesse una doccia e indossasse la biancheria che avevo preso per l’occasione. Quando ha iniziato a sfregarmelo, con le mani sporche di saliva, ho avuto un moto di disgusto: non aveva messo i guanti in lattice che avevo lasciato nel bagno con le lavande. Le ho detto di ricominciare, evitando la saliva, solo quando ho ritenuto che le norme igieniche fondamentali fossero rispettate. I miei battiti cardiaci sono aumentati, il mio fisico ha risposto con la precisione di un orologio svizzero. Mi sono concentrato sul rumore della pioggia che scrosciava sul tetto e ho cercato di far presto. Poi le ho detto di andarsene – la sua presenza mi ripugnava – e mi sono chiuso in bagno.
    Fra D.B.

  8. anonimo 4 dicembre 2003 a 16:34 #

    “Alla cortese attenzione dell’Ordine dei Medici di Edimburgo

    Il sottoscritto dottor Neisser chiede con la presente di essere temporaneamente sollevato dall’incarico di guardia medica in ragione dell’increscioso incidente occorso nell’adempimento del dovere professionale e qui di seguito riportato. Recatomi nella notte di avantieri in Princes Street per assistere una partoriente, chiesi delucidazioni sull’indirizzo a una dama che si trovava a stazionare nell’area nei pressi di un lampione, la quale si offrì di accompagnarmi. Orbene, tale donna, al lume di un fiammifero, mi condusse lungo una scalea di pietra in un sotterraneo buio, del tutto privo delle più elementari norme igieniche, e, ivi giunti, con suo gesto repentino e mio totale sgomento, si denudò svelando due gambe varicose e un ventre cirrotico; indi abusò di me soverchiandomi ed esercitando una pressione ritmica con le sue natiche prominenti ed epatiche, pretendendo financo che la copula coatta venisse economicamente retribuita nel termine di dieci scellini.
    Qual paradossale destino, per il medico che raggiunse fama internazionale con la scoperta dell’omonimo gonococco, l’aver contratto una forma acuta di blenorragia in conseguenza del deprecabile accadimento narrato! Chiedo pertanto a codesto emerito Ordine di poter usufruire di alcuni giorni di riposo onde potermi debitamente curare l’infame scolo.
    (Antonio Tiso)

    • cjanneth73 6 giugno 2019 a 21:22 #

      Gentile Dr. Neisser,
      Dobbiamo purtroppo respingere la sua richiesta di essere temporaneamente esonerato dal suo incarico come guardia medica. Dato che durante il suo orario lavorativo si è procurato sia un rapporto sessuale sia un contagio di malattia venerea da Lei peraltro autodiagnosticata, La invitiamo gentilmente a passare all’ufficio Personale per firmare le sue dimissioni. Speriamo così di concederle il tempo che merita per la sua guarigione sia il tempo per farsi una vita vera dove Lei possa trovarsi una donna che magari, vista la sua liquidazione, possa offrirle una prestazione più decorosa anche se meno economica. Non ci aspettavamo questo suo comportamento anche se eravamo già perplessi da quando ci aveva richiesto la capra, l’asinella, la pecora, la gallina e la maiala per le sue sperimentazioni notturne. Le auguriamo una presta guarigione.
      La Direzione.

  9. anonimo 4 dicembre 2003 a 21:57 #

    Lo psicanalista mi aveva detto che dovevo andare con una prostituta. Una terapia d’urto. Deve sbloccare la situazione, aveva detto. Deve osare. Alla fine mi sono deciso. Ero a Edimburgo e ne ho trovata una per strada. Siamo finiti in una specie di rifugio antiaereo. Sporchissimo. Lei s’è tolta le mutandine e ha posato le natiche su un gradino di pietra sul quale saranno passate migliaia di scarpe. Uno schifo. Il suo inguine puzzava. Mi faceva venire il voltastomaco. Ho infilato i guanti di lattice e ho appoggiato le mani sul suo sedere piatto cercando di toccarlo il meno possibile. Il suo monte di venere mi ballava davanti agli occhi. Ci saranno stati migliaia di batteri annidati lì. Lei mi ha afferrato il membro e ha cominciato a sfregarlo con le mani bagnate di saliva. Ho fatto un salto indietro. Ho tirato fuori i preservativi e ne ho messi tre uno sull’altro. Da fuori sentivo cadere la pioggia; non vedevo l’ora di essere a casa per farmi una doccia con la schiuma antibatterica. Mi sono disteso su di lei e ho cercato di sbrigarmi. Il suo ventre era mollo e viscido. Per fortuna avevo su tre preservativi. Ho cambiato psicanalista.(Lidia Galimberti)

  10. anonimo 4 dicembre 2003 a 22:06 #

    Lo feci a Edimburgo la prima volta, con una puttana. Mi trovavo in un rifugio antiaereo, buio. Accesi un fiammifero per accertarmi che le norme igieniche del luogo rispondessero in maniera adeguata alle mie esigenze. Perlustrai l’intero spazio. Rabbrividii. Le pareti parevano vomitarmi addosso. Allora decisi d’andar via, non potevo tollerare un sudiciume tale. Ma mi fermai, spinto dalla curiosità di vedere almeno la donna. La feci alzare dai gradini su cui sedeva. Avvicinai il fiammifero al suo volto e vidi il biancore della sua pelle. Fu questo a trattenermi qui, fu la mia morbosa passione per il bianco, per la perfezione di questo colore pulito. Le chiesi di poter analizzare ogni angolino della sua pelle, e di odorarla. Se avesse superato quella prova, avrei proseguito. L’impressione generale fu quella di un enorme ammasso di carne flaccida e cascante, ma bianca. Stavo per indossare i miei guanti di seta bianca quando lei spazientita mi aprì bruscamente la cerniera e me lo prese tra le mani. Stava per sputarci sopra uno schizzo di saliva ma io prontamente indietreggiai. Non avrei potuto iniziare senza la mia inseparabile arma di difesa. Presi il preservativo dalla tasca dei miei pantaloni bianchi, ma non feci nemmeno in tempo a srotolarlo che lei mi infilò dentro il suo sesso con una mossa veloce della mano. Rimasi senza fiato. (Elvira Grassi)

  11. anonimo 9 dicembre 2003 a 15:01 #

    La prima volta fu a Edimburgo, in un fetido rifugio antiaereo di Princes Street, lei una prostituta da dieci scellini brutta e sudicia oltre ogni immaginazione. Se ne stava seduta a gambe spalancate sui gradini di pietra, le cosce sformate e le natiche flaccide poggiate con noncuranza sul lerciume che li ricopriva, senza nemmeno un foglio di giornale per proteggersi. Il suo ventre alla luce del fiammifero sembrava una caverna maleodorante, il monte di venere un cumulo di ragnatele.

    Cominciò a menarmelo senza grazia dopo essersi sputata sulle mani. Ricordai con fastidio di quando mia madre mi trasmetteva i suoi germi pulendomi il viso con un fazzoletto inumidito di saliva. Riuscì in qualche modo a farmelo venire duro, potere dell’ alcol e della giovane età. Mi disse di spicciarmi, ma io esitavo per la repulsione di accostarmi a quel ricettacolo di chissà quali malattie. Il vento freddo mi lambiva le gambe nude e più sopra le automobili scivolavano veloci sulla strada bagnata dalla pioggia. Il fiammifero si spense, l’ oscurità mi venne in aiuto; mi distesi su di lei cercando di toccarla il meno possibile. Poco dopo il ribrezzo ebbe la meglio. Mentre vomitavo capii quanto è sudicio il mondo. (Errepi)

  12. anonimo 11 dicembre 2003 a 01:27 #

    Quando ancora ero ignaro dei pericoli che circondano la biosfera, ho fatto l’amore per la prima e ultima volta con una prostituta. Ero a Edimburgo, fortunatamente era buio, quindi non potevo vedere la mole di acari che mi attorniavano. Calcolando che l’amplesso è durato pochi minuti probabilmente il rischio di contrarre malattie veneree potrebbe essere ridotto o, per lo meno, ancora il mio corpo non ha ancora mostrato patologie tali. Comunque sono stato un incosciente. E’ vero che era buio, ma io accesi un fiammifero e lo spettacolo fu rivoltante: cosce con visibili eczemi prodotti da un non opportuno lavaggio, e un inguine folto popolato da secrezioni giallognole e marcescenti. La candida è la più innocua delle prognosi. Ma ciò che più opprime il mio stato mentale è l’atto che la donna ha compiuto sopra il mio pene. Emissione di saliva, ptialina pura. Miliardi di batteri riversati sul mio glande. Per non parlare poi dei gelidi scalini in cui il tutto è avvenuto. Un gelo che inspiegabilmente non mi ha procurato una cistite acuta o una broncopolmonite cronica. Non riesco ancora a capacitarmi del fatto che questa donna, portatrice insana di multiformi germi, non abbia leso l’integrità del mio organismo. Elvira Blasi

  13. anonimo 12 dicembre 2003 a 20:58 #

    Così decisi che fosse giunto il momento di stare con una donna. Non che amassi troppo la sensazione del corpo altrui, ma non potevo certo condannarmi a vita “all’igiene delle razze”… e poi anche quella non che sia esente da sconcerie! Fu a Princes Street che decisi. Sì, quella donna mi sembrava degna di fiducia! La sua età matura, poi, le conferiva di certo delle credenziali in più. Pattuita la parcella, ci accomodammo su delle scalette, in un rifugio. La scelta fu mia: le scale permettevano al corpo una posizione obbligata. Cosicché lei rimase in bilico sui gradini, io, adeso giusto il necessario per consumare l’atto. Chiusi un occhio sul suo disfacimento corporeo, del resto la flaccidità era certamente dovuta ai vigorosi lavaggi con acqua bollente. Faceva freddo, accelerammo il ritmo, dopo aver incoraggiato il mio membro. Fuori pioveva, il vento temprava salubremente il mio corpo. Ma quante erano le auto a passare? L’idea del carbonio contro di me, indifeso, mi offuscò la mente, e mi fece affondare dentro di lei. W. Noir.

  14. anonimo 20 dicembre 2003 a 15:22 #

    Quella sera accadde qualcosa di inimmaginabile: no, non il fatto che io feci l’amore per la prima volta, ma che lo feci con una puttana. Il mio analista me l’avevo ordinato per superare in blocco le mie fobie. Io da bravo paziente eseguii, anche se a modo mio. Per mia volontà il fatto ebbe luogo in un posteggio dietro l’ospedale. Eravamo nella mia macchina, il pomeriggio l’avevo ripulita in modo che l’ambiente fosse sterile.
    Poi mi armai delle precauzioni del caso: profilattici ultraresistenti, non perché fossi superdotato, ma perché non passasse neanche un bacillo; guanti in lattice, semplicemente per evitare che le mie mani entrassero in contatto con pustole o bubboni di ogni genere; una cuffia per me e una per lei, per tutelarmi da eventuali pidocchi in agguato; inoltre, sebbene notoriamente le puttane non bacino in bocca, mi cautelai lo stesso con uno spray antibatterico. Mentre mi equipaggiavo lei era un po’ stranita, ma si diede ugualmente.
    Le sue cosce spalancate facevano del suo inguine una caverna. La mia attenzione si focalizzò su quei ciuffi di peli…covi di microbi…, sentii le sue unghie sulla mia pelle…era troppo…, la pagai comunque e corsi in ospedale… potete immaginare il perché.
    (gabriellariso)

  15. anonimo 21 dicembre 2003 a 19:56 #

    Contattai la prostituta telefonicamente e le diedi appuntamento in un albergo conosciuto. Quando arrivò, le chiesi di mostrarmi, come avevamo convenuto, un suo certificato medico che garantisse l’assenza di malattie di qualunque genere. Dopo averlo esaminato, l’accompagnai in bagno e le chiesi di lavarsi accuratamente con un sapone specifico che mi procura un mio conoscente che lavora in ospedale. Rimasi a guardarla tutto il tempo, per assicurarmi che si lavasse con attenzione e rigore, soprattutto nei punti più delicati. Le feci lavare anche i denti, e, nonostante alcune proteste, alla fine utilizzò anche il collutorio e il filo interdentale. Non fui soddisfatto fino a quando un asettico odore di pulito non riempì il bagno. A quel punto seguii io stesso l’intera procedura mentre lei cambiava le lenzuola offerte dall’albergo con quelle, sterilizzate, che avevo portato da casa. Controllai che avesse fatto tutto nel modo giusto, poi, attento a non toccare nessun oggetto presente nella stanza, infilai il preservativo, e finalmente mi stesi su di lei. (annalisa montanaro)

  16. anonimo 4 gennaio 2004 a 10:15 #

    Il mio primo rapporto sessuale lo ebbi con una prostituta. A Princes Street, Edimburgo. Dovevo scrivere una relazione per l’Ufficio d’Igiene sulla diffusione delle malattie veneree e volli dimostrare, sperimentandolo su me stesso, come un’accurata prevenzione potesse impedire simili contagi.
    Ingaggiai una prostituta, e, onde dimostrare come anche in casi estremi (per esempio un luogo privo di acqua corrente e male aerato) si potesse osservare una corretta profilassi, la condussi in un rifugio antiaereo. Il luogo, infatti, era privo di riscaldamento, di elettricità e il pavimento era sporco. Essendomi organizzato per una situazione del genere, stesi per terra un’incerata sterilizzata, accesi una torcia elettrica, posizionai agli angoli del veleno per topi e dei fornelli per insetti. Non avevo mai visto delle cosce tanto brutte, quindi, sia per non doverle vedere, sia per rispetto delle norme igieniche, le feci indossare una tuta in lattice con dei fori nelle zone interessate. Anche io indossai la tuta, quindi le proibii qualsiasi contatto con la saliva. Cominciò a sfregarmelo con i guanti di gomma. Il mio membro rispose agli stimoli. Accelerammo i tempi, poiché l’innalzamento della temperatura corporea avrebbe favorito la moltiplicazione di eventuali bacilli. Alla luce della torcia e delle spie dello sterilizzatore portatile, indossai il preservativo e la penetrai. (Paola Biribanti)

  17. anonimo 15 febbraio 2004 a 15:22 #

    Spruzzai Germozero formato famiglia ovunque. Non avevamo trovato posto migliore di quel rifugio antiaereo umido e polveroso. Lei era poco invitante e ringraziai il cielo di aver portato i preservativi. Ne avrei infilati due, uno sull’altro, se avessi potuto. Quando vidi le sue chiappe sui gradini sudici, mi scosse un brivido. Non avrei voluto poggiarci nemmeno le mani, figuriamoci il sedere.
    Lei lo sfregò tra le mani per svegliarlo, ma non prima di essersele imbrattate di saliva, per scorrere meglio o per attaccarmi più facilmente qualche malattia. Non reagii, ero paralizzato dall’orrore, ma a quanto pareva lui non era affatto inibito. E va bene, gli dissi, lo faccio per te. Spensi il fiammifero e l’oscurità mi venne in aiuto. Infilai il preservativo tenendolo con la punta delle dita. Inspirai e in attimo fui dentro, in quel luogo viscido e molliccio che chissà quand’era stata l’ultima volta che aveva visto una saponetta

  18. anonimo 15 febbraio 2004 a 15:23 #

    Spruzzai Germozero formato famiglia ovunque. Non avevamo trovato posto migliore di quel rifugio antiaereo umido e polveroso. Lei era poco invitante e ringraziai il cielo di aver portato i preservativi. Ne avrei infilati due, uno sull’altro, se avessi potuto. Quando vidi le sue chiappe sui gradini sudici, mi scosse un brivido. Non avrei voluto poggiarci nemmeno le mani, figuriamoci il sedere.
    Lei lo sfregò tra le mani per svegliarlo, ma non prima di essersele imbrattate di saliva, per scorrere meglio o per attaccarmi più facilmente qualche malattia. Non reagii, ero paralizzato dall’orrore, ma a quanto pareva lui non era affatto inibito. E va bene, gli dissi, lo faccio per te. Spensi il fiammifero e l’oscurità mi venne in aiuto. Infilai il preservativo tenendolo con la punta delle dita. Inspirai e in attimo fui dentro, in quel luogo viscido e molliccio che chissà quand’era stata l’ultima volta che aveva visto una saponetta (M.Salvi)

  19. anonimo 1 aprile 2005 a 13:10 #

    Quella del mio primo coito rimane un’esperienza da non ripetere: non potrò mai dimenticare la sensazione di incredibile sudiciume legata a quell’amplesso, sensazione che nemmeno le accortezze più prudenti poterono fugare. Fu con una donna di piacere, a Edimburgo, in un rifugio antiaereo. Mi privai di dieci scellini da poco lucidati. Prima di ogni cosa indossai cuffietta, mascherina e guanti di gomma. Poi feci sedere l’interessata su dei gradini, non senza avervi disteso sopra delle larghe garze sterili. Alla luce di un fiammifero, le sollevai la sottana, provando un certo disgusto per l’impressione di disordine che ne ricevetti. Nulla, però, sarebbe comparabile all’orrore che mi assalì quando la donna cominciò a insalivarsi le mani: temendo il peggio, praticamente svenni. Mi risvegliai con lei che mi agitava il pene, ormai in erezione. Cacciai un urlo e subito la fermai: indossai tre profilattici extra-resistenti, ricordando lo stesso ribrezzo che si impadroniva di me quando mia madre pretendeva di pulirmi il viso con un fazzoletto bagnato della sua saliva. Mi disse di sbrigarmi: faceva freddo, pioveva e tirava il vento. Il fiammifero si spense, allora io, fattomi coraggio e trattenendo il fiato, entrai di colpo in questa cavità molle, umidiccia. Veramente uno schifo.

    man.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: